JACQUELINE RISSET E IL PROFUMO DELLE PAROLE

JACQUELINE RISSET E IL PROFUMO DELLE PAROLE

di Virginia Zullo


Parole mie che per lo mondo siete,(…)
Quando trovate donna di valore,
gittatevi a’ piedi umilmente,
dicendo :”A voi dovem noi far onore”

(Rime, Dante Alighieri)

Ebbi modo di conoscere Jacqueline Risset a Piazza Campitelli al Centro Studi italo-francesi di Roma durante una delle tante conferenze animate da Muriel Drazien, psicanalista, allieva di Jaques Lacan e grande amica di Jacqueline Risset. Jacqueline Risset è una delle figure di maggiore prestigio nel panorama letterario italiano e francese, se infatti i francesi possono leggere e nutrirsi del sommo poeta Dante Alighieri lo devono a lei che ha tradotto buona parte delle opere di Dante . Non vi sono dubbi che la sua traduzione dall’italiano al francese della Divina Commedia è una delle migliori che oggi circolano in Francia. L’ultima sua fatica prima di andarsene a settant’otto anni, il 3 settembre del 2014, è stata la traduzione delle Rime di Dante Alighieri , Rimes Dante, Une traduction de Jacqueline Risset edito da Flammarion. La lettura delle Rime di Dante è ardua, anche se, quando tra le parole e il senso si riesce a ricostruire l’armonia del canto dantesco ci pare in un istante di toccare l’Amore.

La poetica dell’istante, dell’attimo fuori dal tempo che tutto può contenere escludendo la banalità della temporalità e della storia , è stato un tema estremamente caro a Jacqueline Risset, basti pensare ad un altro suo testamento spirituale Il tempo dell’istante. Poesie scelte 1985-2010, trad. dell’autrice, Torino: Einaudi, 2011. Nel ricostruire la sua biografia Emanuele Trevi fa notare come Jacqueline Risset sia nata a Bensaçon dove nacquero anche Victor Hugo e i fratelli Lumiér. Giunse a Roma nei primi anni sessanta, simpatizzò per il movimento di Lotta Continua e fu amica di Federico Fellini a cui dedica anche un bellissimo saggio. Fu docente nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’ Università di Roma Tre dove dirigeva il Centro di studi Italo-Francesi; ha spaziato con disinvoltura tra critica letteraria, traduzione , saggistica e poesia. Dal 1967 al 1982, è stata membro del comitato di redazione della rivista Tel Quel. È stata inoltre nel comitato di redazione della rivista Poesia “Mensile internazionale di cultura poetica”.
Elegantissima, raffinata, indossava sempre bellissime giacche, il suo carrè biondo sempre perfetto e quella sua voce soave facevano intuire che , si , la “ragazza” aveva stile , il suo stile.

L’ultima volta che ebbi modo di ascoltarla in un convegno organizzato sempre da Muriel Drazien , dedicato alla lingua di Dante , Jacqueline Risset deliziò l’uditorio parlando della Pantera profumata (Panthera redolens, in latino medievale) l’allegoria diffusa dal 1200 che sta ad indicare la poesia.
Si pensava che la pantera avesse una bocca assai profumata così da lasciare una scia dei suoi spostamenti anche se , per i cacciatori che pensavano a catturarla, era pressoché impossibile trovarla, ne sentivano il profumo, la scia, ma mai la prendevano. Così per i poeti del Duecento era la poesia.
Dante ne parla nel De vulgari eloquentia, e rappresenta il volgare illustre, la lingua che lui in qualche modo cerca e crea…
Ricordo il sorriso compiaciuto degli psicoanalisti presenti, ed in particolare di Charles Melman, grande psicanalista francese fondatore dell’ Association Lacanienne Internationale, nell’udire le parole di Jacqueline Risset.
Rese esplicito che la poesia è una pantera profumata e fece cogliere quanto la tensione all’oggetto amato e desiderato sia fondamentale per la produzione poetica.

Per ammissione della stessa Risset le Rime di Dante sono più difficili da tradurre della Divina Commedia. L’Italiano di Dante, nelle Rime è ancor più sofisticato, a tratti arcaico e complesso che quello della Divina Commedia, così che paradossalmente talvolta si trova di più accessibile lettura la traduzione francese della Risset. Mai accaduto che la traduzione in un’altra lingua possa svelare segreti che l’italiano di Dante a tratti nasconde.
Jacqueline Risset confidò sempre all’amico Emanuele Trevi “questo lavoro finirà per uccidermi” riferendosi appunto alla difficoltà di tradurre le Rime .
Nella sua lunga, meticolosa e bellissima introduzione alle Rime, la Risset fa notare come nella poesia di Dante tutto è legato, la musicalità di Dante è potente , innovatrice, complessa ma soventemente irregolare. Il lettore è “frappé” ,scosso, vi è secondo la Risset in Dante uno spazio trasgressivo, dove convivono elementi contrari. Dichiara apertamente che per le Rime l’operazione di traduzione è più rischiosa che per la Divina commedia , per la diversità dei toni. Conclude la sua introduzione, che è anzi un magnifico saggio letterario, facendo notare che Dante arriva ad inventare poesie in tre lingue, l’italiano , il francese e il latino ed anticipa in questo James Joyce che, sette secoli più tardi , scriverà Finnegans Wake ispirandosi in questo modello al Padre Dante.

Le Rime nascono sempre dall’impossibilità di possedere l’oggetto amato, il suo sfuggire provoca la lingua del poeta che dando forma al suo tormento, inventa la lingua e la parola diventa evocazione pura. Mi domando ora cosa cercava Jacqueline Risset nella fatica di tradurre il delirio d’amore di Dante Alighieri, qual’era l’ amore che l’ha uccisa?. Come Dante ha avuto il privilegio di annusare il profumo della Pantera Profumata che, come nel Cantico dei Cantici, Jacqueline Risset ha saputo spargere nelle sue traduzioni, nei suoi saggi e nella sua poesia con un charme ineguagliabile.

Jaqueline Risset





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