Intervista a Federico Buffa – Dal teatro, al calcio, alla NBA, un incontro totale

Intervista a Federico Buffa – Dal teatro, al calcio, alla NBA, un incontro totale

di Luca Fallati


Ieri mattina presso il Teatro Menotti di Milano, si è tenuta la conferenza stampa per la presentazione dello spettacolo Federico Buffa Le Olimpiadi del 1936 in scena il 16, 17 e 18 gennaio, evento sold out già un mese e mezzo fa e per il quale è stato organizzato un servizio streaming straordinario. Abbiamo colto l’occasione per fermarci a fare “due” chiacchiere con Federico Buffa, sul suo spettacolo ma anche sul suo futuro in Sky e sullo sport in generale. Per ulteriori info sulla conferenza stampa, con video, vi rimando a questo articolo a cura dell’esimio collega Andrea Franco Ferrari, che ha contribuito anche a questa intervista.

Premessa: Ho incontrato Federico la prima volta al Festival del cinema Locarno ormai due estati fa, dove ci ritroviamo sistematicamente ogni anno. Nel caso non lo sappiate, è letteralmente un mostro anche all’argomento cinema, roba che potrebbe parlarvi del cinema filippino per ore, e non importa che vi piaccia/conosca o meno, ne rimanete rapiti e andare di corsa a vedervi tutti i film dei più importanti registi locali. Federico era quello che durante gli incontri con il pubblico di registi, attori, sceneggiatori, produttori, prendeva sempre il microfono, faceva le domande più belle (tanto che spesso i diretti interessati stavano un attimo a soppesare le parole, interdetti. E’ successo con Lav Diaz, commosso, è successo con Roger Avary e Johnnie To, per dirne alcuni a memoria) e dimostrava di conoscerli ad uno ad uno ad un livello che forse neanche i loro genitori. Ed è li come appassionato, non lavora per nessuno in quel momento, è vacanza. Questo è Federico Buffa, cioè è effettivamente quello che si vede in tv, niente trucco, niente inganno. Ed in questi piccoli aneddoti svizzeri si intravede anche qualcos’altro, due cose che non ti aspetti minimamente e che ti spiazzano. La prima è la passione smodata e genuina che riversa in tutto quello che fa (e per cui ha interesse chiaramente, ma sembra non esserci un argomento per cui non ha anche solo un minimo interesse), con un’umiltà e una voglia di imparare che ricordano quelle di un bambino o di noi fan adoranti che pendiamo a nostra volta dalle sue labbra. La seconda è l’infinità disponibilità che dimostra e ti concede quest’uomo (sempre ammesso sia solo un uomo). La netta sensazione che questo qui, quando ci parli per un’ora, non necessariamente obbligandolo o importunandolo e soprattutto senza sforzo, lo conosci da una vita, è uno di famiglia, e non perchè le sue telecronache sono state effettivamente parte della tua crescita, ma proprio perchè ti e ci parli, come non fosse quel personaggio pubblico che tutta Italia ama, ma un tuo amico che hai ritrovato. Ecco questo volevo provare a far trapelare nell’intervista fiume che abbiamo fatto, metterlo a nudo, come ha esplicitamente desiderato lui, con la nuova esperienza teatrale, la sua nuova frontiera.

Siccome Buffa è generoso e ha concesso un tempo infinito, è venuta fuori un’intervista non propriamente breve. Per facilitare il tutto, ecco un menu per la consultazione, con la divisione in argomenti, cliccate su unodi essi e vi porterà automaticamente alla sezione:
Teatro – Le olimpiadi del 1936
Calcio – Storie di campioni e molto altro
NBA – La stagione in corso

Teatro

Prima domanda schietta, quanto tempo hai, perchè qui andiamo non per le lunghe, per le lunghissime, ti avviso.
Quanto volete

Prima esperienza a teatro, hai scelto tu di partire con le Olimpiadi del 1936, e, hai mai pensato di portare la NBA sul palcoscenico? Che storia sceglieresti nel caso?
No, sono stato contattato da Emilio Russo e Caterina Spadaro (su Facebook, dove per caso ho visto il suo messaggio, io socialmedia-fobico), registi dello spettacolo, che mi avevano visto in TV mentre raccontavo dell’Uruguay campione del mondo in Brasile. Mi hanno proposto vari argomenti, scartati quelli su un singolo atleta, abbiamo scelto le Olimpiadi del 1936, quelle che cambiarono tutto, quelle volute dal nazismo. No, non ho mai davvero pensato di portare la NBA a teatro, se proprio dovessi… eh ci sono tante storie, una in particolare ho in mente. Quello che vorrei fare di più è: Bologna, data singola, con Charlie Yelverton (che lo conosceva) al sax, raccontare la storia di Earl Manigault, giocatore leggendario degli anni 60.

Com’è stato immergersi in questa nuova avventura, con un nuovo linguaggio?
Io mi sono dato una missione, l’idea ogni 15 anni provare a fare cose che non si sanno fare, per cercare stimoli nuovi e questo (il teatro), io non lo so fare, però l’idea di provare a fare qualcosa, che è affine a te, mi affascina tantissimo e ogni giorno non vedo l’ora che arrivi il momento della prova. Ogni giorno provare con quattro professionisti è il massimo, con il maestro Alessandro Nidi (sarà al piano con lui sul palcoscenico ndr) che è Cristiano Ronaldo, per talento, e io sono Arbeloa nel Real. Loro sono dei fenomeni, quindi in qualche modo dovrà andare bene. Io non sono nessuno, però sono al centro di tutto e proprio per questo, è la classica situazione dove sei portato a dare tutto quello che hai.

Quindi, telecronaca, teatro, tra 15 anni, il cinema…
Pff. Mi piacerebbe, mi piacerebbe molto, speriamo che ci siano ancora le condizioni, nell’ultima parte della mia vita mi piacerebbe davvero provare a fare l’attore. E’ difficilissimo improvvisarsi attori ad una certa età, ma l’Italia è un posto strano. Per certi versi ti concedono molte più libertà di quelle che potresti trovare in America, in Inghilterra. C’è più bonomia di fondo in Italia, ma fino a un certo punto, poi se non sei capace…

Una storia inedita che non sentirete a teatro

Quanto ti affascina un personaggio come Jesse Owens che nel 1935 infrange quattro record del mondo in 45 minuti?
Durante lo spettacolo si vedono le immagini di Owens che si abbraccia con Luz Long (tedesco, emblema ariano, suo rivale in gara, ndr), con sotto il commento musicale del maestro in uno dei momento più forti. Se io avessi Aladino, uno dei desideri sarebbe speso per vivere quella giornata, quel momento, perchè dev’essere stato abbacinante. Quel giorno Owens è teso, ha paura di perdere, e quello che avrebbe potuto batterlo, va a confortarlo. Ehh capisci che non può essere. Poi Owens l’ha romanzata un po’.
Sul record di Owens, quando racconto quella li, non sapevo bene come impostarla. Allora per raccontare quel 25 maggio del 1935, ho provato a impostarla così: Incredibile, Jesse Owens batte 4 record del mondo in 45 settimane! Eh no 45 settimane è troppo poco! E quindi vado sempre in crescendo, sempre più fino ad arrivare alla verità, i minuti. In più lui aveva l’osso sacro in fiamme, perchè era caduto, e non riusciva a toccarsi il ginocchio quella mattina. Per certi versi è la più grande performance sportiva di tutti i tempi. Questa storia, e quella del coreano (Sohn Kee-chung) erano le due storie che volevo raccontare. Per farti un esempio, John Waters, regista eccentrico, si fece assumere da un giornale solo per recensire Faster, Pussycat! Kill! Kill! Ci sono certe cose per cui ti inventi qualcosa, nel mio caso uno spettacolo, per poterle raccontare, perchè a Sky non me lo farebbero fare di sicuro. Costruisci lo spettacolo su quello. Il monologo su Owens dura 22 minuti, da solo, insieme a quello del coreano dovevano durare 18.

Hai già detto che lo spettacolo doveva durare un ora e venti e siete saliti a un ora e quaranta perchè non ce la fai a starci dentro. Ti hanno “tagliato” tante storia, se no, si sforavano le 7 ore. Ecco, tutte le storie che rimangono fuori, con tanta sofferenza, diventeranno qualcosa, magari un libro, perchè deve proprio far male lasciarle in silenzio
Ci sono tantissime storie, anche solo quelle degli italiani. Siccome da un po’ di tempo si sa che farò questo spettacolo, in molti mi hanno scritto per suggerirmi delle storie o per raccontarmi le loro, di nonni o parenti che hanno fatto quelle Olimpiadi. Ad esempio un ragazzo di Sant’Angelo Lodigiano mi ha raccontato che suo nonno vinse una medaglia d’oro nella scherma e Hitler gli regalò una quercia che ha piantato in giardino e che lui vede ogni giorno, la quercia di Hitler. Queste storie mi lacerano. Oppure ce n’è un’altra, la medaglia di bronzo Silvano Abba, quello che salvò in seguito 150 italiani in una delle ritirata di Russia guidando il Quarto Savoia. Con lui a cavallo, che tra l’altro era stato il punto di forza della sua prova nel pentatlon. Sono tutte storie in cui la vita da atleta e da civile, in tempo di guerra, si compenetrano e sono effettivamente troppo affascinanti. Infatti il finale dello spettacolo è incentrato su dove sono finiti i 7 atleti protagonisti, dopo le Olimpiadi e la guerra. Long morirà, per dire, in Sicilia, nel 1943 dopo lo sbarco degli Alleati ed verrà sepolto in Italia.

C’è spazio per il basket? La finale tra USA e Canada che finì 9-18
Ci sarà, ma la voglio gestire in modo da prendermi un po’ in giro sulla scena. E’ la prima vetrina internazionale per il basket che sostituisce l’hockey su pista. Si gioca quindi all’aperto, su un campo fangoso, sotto l’acqua, e io mi prendo in giro dicendo, “Ma chi mai potrebbe essere interessato a uno sport dove 10 lungagnoni, buttano il pallone nel cesto, sotto l’acqua…

buffa teatro

CALCIO

-Il 14 febbraio, inizia su Sky “Storie di Campioni”, con capitoli dedicati a grandi come Best e Eusebio; più calciatori o innovatori?
Tutti e due. L’idea era di scegliere dei calciatori che avessero avuto un impatto sulla loro epoca, e che se sono stati ricordati così tanto per la loro epoca, ci sarà un motivo. E Best secondo me è il giocatore più sixty in assoluto. Andare a registrare la è stato incredibile. A Belfast ci sono due attrazioni, la sede della costruzione del Titanic e la casa di Best. Noi abbiamo avuto il privilegio di registrare nella casa dove è vissuto. Sky ha voluto togliere la parte più dolorosa della sua vita, e lasciare il campione. Best ha vissuto sempre per com’era, ha avuto dei privilegi incredibili, ha giocato a pallone, ha espresso tutto se stesso, che è la cosa più importante, perchè secondo me non è quanto anni vivi, ma come ti sei espresso nei tuoi anni migliori.

-Best diceva che andava in campo anche e soprattutto per far divertire il pubblico e per divertirsi, secondo te tra gli attuali c’è ancora qualcuno che la pensa così?
Nella NBA è più facile, hanno più l’idea dell’entertainment, ad esempio Lebron, che di sicuro ha sentito e imparato la lezione di Jordan, che diceva di impegnarsi anche in preseason. Perchè in NBA hanno come un contratto non scritto che se sei il migliore, devi sempre giocare come il migliore. Nel calcio, così, forse c’è solo Cristiano Ronaldo, che non è certo una persona affabile ma i suoi compagni sanno e vedono come si allena e su di lui fanno affidamento. Perchè se vedi uno che si allena così, ogni giorno, anche tu di conseguenza. [Sul pallone d’oro] Meritato, una continuità pazzesca, perchè si, è vero, i goal aiutano a ricevere il premio, ma uno così non lo batti. Io non mi perdo una partita del Real Madrid solo perchè c’è lui.
George-Best

Lo consideri l’erede di Best?
No è l’opposto, ha molta più coscienza perchè vive in un’altra epoca e il fatto che nasca nonostante la madre abbia deciso di abortire gli da una connotazione particolarissima. Viene da un contesto molto povero, ha un’evoluzione umana, personale, fisica, di una precocità incredibile, perchè è da anni il numero 1, 2, 3 al mondo. Best nel 68 è il più forte giocatore del mondo, a parte Pelè, ma nel 1970 è già scomparso, per fare un paragone sulla continuità.

-Anche in Italia avevamo il nostro George Best, Gigi Meroni. Sul web da tempo c’è una petizione per farti fare uno speciale sul Grande Toro, in quanto molti tifosi sono rimasti delusi dalla fiction RAI ‘La farfalla granata’. Ne eri a conoscenza e ne farai uno?
Si, sarà una dei capitoli in Storie di campioni. Avrò una settimana per prepararlo, perchè ho mille impegni. Quest’anno non ho programmato bene e sono in continua corsa. Ad esempio, domenica sera tardi finisco qui a Milano, prendo l’aereo alle 5 di mattina, volo ad Amsterdam a registrare lo speciale su Johan Cruijff. Ho 24 ore per prepararmi. Ormai vivo così, la notte leggo. Parto sempre 24 ore prima della troupe di Sky per prepararmi ed essere pronto.

-Campioni che vorresti raccontare di oggi?
Non mi è facile descrivere la contemporaneità, preferisco i contesti storici, perchè sai dove sono e perchè è più facile capire e comprendere perchè un giocatore si comportava in un certo modo e come si collocava. Non mi affascina la contemporaneità, ma ci sono delle eccezioni, e una di queste, è quella che avrei sempre voluto fare, Dejan Savicevic, che per me è IL giocatore. Anche se è una contemporaneità già finita. Ho proposto ed è stato respinto al mittente.
DEJAN SAVICEVIC

-Quanto è importante avere e coltivare memoria sportiva? A questo proposito, cosa ne pensi di programmi come Sfide che danno nuova luce a campioni e storie del passato
Necessari, penso che l’unica soddisfazione che realmente ho a livello professionale, legata alle cose che ho fatto, è quando un ragazzo di 15 anni ti dice che gli hai fatto conoscere e amare un personaggio che prima non conosceva. Uno di questi è il figlio del mio amico e collega Alessandro Mamoli. Questo è il bello, raccontare delle storie che possano arrivare ai giovani e che possano attrarli in modo poi da approfondire da soli. Se sei sempre perfettamente comprensibile, neghi a chi ti ascolta il piacere di approfondire e questo dipende da chi ti racconta le storie ma anche chi le riceve.

-Moviola in campo, si o no?
E’ anacronistico che nel 2015 non si sappia se una palla è entrata o no. Cioè noi usciamo di qua, per strada e gli americani sanno che ora è al tuo quadrante, con i satelliti. per capire se una palla è dentro o fuori quindi, non ci vuole chissà che sforzo.

-Sei tifoso del Milan. Nonostante tu abbia ammesso di non seguire questo campionato, riesci a dirci due parole sul Milan convalescente degli ultimi anni?
No.

-C’è un modo di risalire?
Ieri ho guardato e tipo il Milan è 156esimo nel ranking mondiale. Penso che per un tifoso del Milan che ha vissuto l’era Berlusconi sia un pochino difficile accettare di iniziare un campionato senza l’obbiettivo di vincere con la certezza di non riuscire a competere nel modo più assoluto. Questo per me è impensabile. Real Madrid e Barcellona e altre grandi squadre europee non possono permettersi di iniziare un campionato in questo modo. E’ molto doloroso.

 

“Non mi perdo una partita del Real Madrid solo per Cristiano Ronaldo”

 

(durante una discussione che era nata riguardo altro argomento, finiamo per riparlare di Milan) Il Milan attualmente sta pagando ancora Matri, in prestito al Genoa. 12 milioni per altri 3 anni, 4 milioni l’anno quindi. Uno che segna più di tutte le tue punte messe assieme, che ti gioca contro, in una squadra davanti a te in classifica e che per di più paghi e prende i tuoi premi. Se io dico una cosa del genere, a qualcuno in America, non ci credono, non lo puoi fare. Al momento il Milan paga, senza che questi giochino per loro, Matri, Robinho e Nocerino. E ha un buco di 70 milioni. Il sistema non può funzionare così. Qui ti permettono di farlo, ma poi le paghi queste operazioni. (E il sistema americano?) Sarebbe utile, e la Champions inizia a ragionare così. Hai un tot. limite di giocatori che puoi schierare, quindi devi sceglierli bene e quelle decisioni te le porti fino alla fine, ti condizionano, al contrario del campionato. Prima o poi arriveranno anche a introdurre un tetto salariale.
Come migliorare il calcio italiano? Pulizia a livello dirigenziale, più trasparenza; eliminare l’istituto del prestito, ovvero tutti gli scambi li devi spiegare e registrare. Nel calcio c’è molta libertà, tanto poi ci si mette d’accordo in qualche modo, con qualche trucchetto. Tetto salariale, limite del numero di giocatori a 22, e niente prestito, vedi poi come sono pipistrelli nella notte che non sanno dove andare.

federico buffa olimpiadi 1936 teatro

NBA

-Ecco, approfitto della tua presenza per parlare della squadra che tifo, e per cui sanguino, in NBA, ovvero i New York Knicks. Il triangolo no, ultimi in classifica, Bargnani out, dove si va?
A questo punto per molti motivi sono obbligati a proseguire così, adesso Jackson deve pigliarsi le responsabilità. Le ha prese pubblicamente, ma c’è un senso di rassegnazione a New York da questo punto di vista, su come le cose debbano andare male. Non so, è proprio una mancanza di inversione di tendenza che probabilmente è causata da quelli che ci sono dentro da tempo, e chi viene in quell’ambiente probabilmente se ne accorge in fretta e fa fatica.

-Al contrario degli altri anni però, non è panic mode e non si sta distruggendo tutto, che con i media che ci sono e quella pressione è surreale, mai visto
Non se lo possono permettere. Quello è il vantaggio di avere Jackson, ma attualmente è anche l’unico.

-Bargnani, siamo ai titoli di coda per la NBA?
Mi auguro di no, certo quest’anno era una chiamata importante, se stai andando in scadenza e non giochi il tuo ultimo anno per problemi fisici, il tuo valore diminuisce sensibilmente. Un giocatore che alla NBA piace per le caratteristiche che ha, ma che negli ultimi anni ha giocato troppo poco per potersi rinnovare in quell’ambito li. Sicuramente gli arriverà anche qualche offerta europea. Ma non so quanto sarebbe la cosa migliore tornare in Europa, perchè chiaramente una volta che sei andato nella NBA, vorresti e dovresti restarci, soprattutto se ci hai giocato, perchè lui ci HA giocato nella NBA, anche delle buone stagioni, in attacco di sicuro, perciò è difficile accettare di dover tornare qua. E’ diverso da un rientro di Datome, per dire, lui è stato un protagonista, aveva delle squadre che avevano dei set offensivi impostati su di lui, e nessun giocatore italiano attualmente ce li ha e ce li ha mai avuti. Però la sua situazione è attualmente compromessa, perchè negli ultimi due anni non ha giocato, e i Knicks non si fanno il minimo problema a tagliarlo. Doveva andare diversamente, questa era una grande opportunità per lui.

 

“Golden State è attualmente la squadra più bella da vedere del pianeta, ma ai playoff…”

 

-Melo, strapagato in estate, è il punto da cui ripartire?
Si, strapagato ma dovevi dare un minimo di continuità con quelle scelte che avevi fatto, perchè per andarlo a prendere hai tirato fuori il più brillante gruppo di giovani che i Knicks abbiamo avuto negli ultimi anni, quindi a quel punto la sostieni, in più era l’unico degno di nota che avevano a New York e li si basa tutto sulle star. Senza di lui non sarebbe arrivato Chanlder e la prossima estate Melo sarà importante, per la stessa ragione. La NBA è così, se hai quello giusto risali, ricostruisci più in fretta rispetto ad altri contesti. Guarda Washington per il concetto “perdere ti aiuta”, qualche anno fa era il nulla più assoluto, ora hanno Wall e sono una bella squadra da terzo posto a Est e che può arrivare in semifinale. Al Verizon anni fa non c’era nessuno, invece ieri sera la gente c’era e io me la sono proprio goduta la loro gara (VS San Antonio, ndr), bellissima partita, una delle squadre che guardo con più piacere.

-Argomento caldo dell’anno, i Cavs. Quest’estate tu mi dicesti: questa stagione vale la pena di vederla solo per Lebron che torna a casa. Però le cose non stanno andando bene. Love si è rivelato per quello che è; non difende, era pompatissimo dal pace di Adelman a Minnie e arrivava da anni di contesto perdente, Irving latita e Lebron per ora non ha messo neanche la seconda, non gioca, è molto ‘ mollo’ al momento. C’è da crederci in questi Cavs?
I Cavs hanno sbagliato secondo me. Dovevano andare con il progetto giovani. Love è un buco, ma forse è stato preso perchè lo voleva Lebron, non lo so. Bisognava scegliere di andare con un gruppo di giovani costruito attorno a Lebron e Irvng, quindi tenersi Wiggins. Non hanno avuto il coraggio e ormai in NBA si dipende dall’assioma ‘Vinci solo con 3 star’, devi avere 3 top 25. Ma potevano permettersi di far crescere e credere nel gruppo di giovani,creare un core forte attorno a LBJ, non costretto a vincere subito. Invece scegli uno che non è mai andato ai Playoff e che non ci andrebbe neanche con questa squadra se non ci fosse quello col 23.
cavs

Ad Irving invece è stato dato un imprinting diverso, da quando è nella NBA. Ti faccio l’esempio di Joe Barry Carroll, passato anche a Milano e universitario a Purdue. I primi due giorni che l’han visto giocare sembrava un Hall of Famer, ma nella prima squadra dove imparò a giocare era in un contesto perdente, con i giocatori che giocavano distaccati. Irving secondo me non ha quella testa li perchè viene da Duke, ma il contesto in cui è cresciuto in NBA è iper perdente e quindi ha sviluppato delle abitudini non negative in se, ma negative di contesto, quindi non sa come dosare. Infatti se tu vedi, ci sono momenti in cui Blatt gli consegna spesso la squadra, magari con le seconde linee, e lui mette i numeri che gli servono per il suo amor proprio. Ma lui fa fatica a giocare in un contesto con due giocatori forti, dove Love è determinante solo se ha la palla in mano e Lebron la vuole tanto in mano, quindi non sono ben bilanciati con lui e però non lo può dire, ma mi pare evidente che soffre, infatti i numeri che mette sono quelli che crea nel periodo in cui gioca per conto suo. Il cast di supporto, capisce al volo che le cose non funzionano, e se funziona con questi 3 allora è finita.

-Blatt il primo da sacrificare?
E’ il più facile da mandare via, ma non la rimetti in piedi una squadra così in corsa. Devono aspettare l’estate, e vedere bene cosa fare con Love e cosa fa Love con loro, ridefinire contratti etc. Lebron aiuta, ma in effetti in questo periodo non si sta esprimendo al massimo, di solito è più prepotente, adesso invece sta alla finestra e se lui è alla finestra, allora gli altri non ci credono. D’altronde quel contratto di due anni parla chiaro, Lebron ha detto vediamo e per ora non sta vedendo cose interessanti. Hanno dovuto mettergli Love subito in squadra per questo, e il gruppo dei ragazzi non lo avrebbe portato al titolo in soli due anni.

 

“Nessuno se lo aspettava così forte. Così forte mentalmente. [Su Belinelli]”

 

-E’ un Est molto interessante quest’anno, nessuno avrebbe previsto Toronto e Atlanta così in alto, mentre ad ovest super Golden State, ma sono capaci di andare fino in fondo?
Su Toronto ero sicuro, Atlanta no. Temo che ai playoff cambi tutto però, come temo per Golden State. I Warriors dipendono da Bogut. Per adesso, in RS puoi permetterti di giocare in 5 piccoli, correre, tirare tanto, ai playoff non te lo permettono. E’ un rischio e la mia paura è che inizino a prendere tanti tiri sbagliati. Devono imparare a giocare con Bogut, e a superare i problemi che ti può dare Bogut in campo. Perchè le grandi squadre a Ovest andranno con l’hack-a-Bogut, che rallenta i ritmi, anzi li spezza e li manderà in confusione. Sei obbligato ad averlo in campo, ma tira malissimo i liberi, sta tutto qua. Finchè c’è in giro una San Antonio, che ti fa giocare male, ti toglie il ritmo e ti obbliga a giocare una pallacanestro eccessiva e quindi a tirare troppo e sempre, ancora di più con Golden State che dipende moltissimo dalle percentuali… E prima o poi, finale o semifinale di conference, lo incontrano quell’iceberg li. Possono anche finire la RS in testa, ma la sensazione è che dipendono da Bogut. Non puoi vincere 4 partite di vertice a ovest senza un Bogut da 30 minuti a sera.

-Sono sicuramente la migliore squadra NBA e la più bella da vedere al mondo, fuori discussione, ci sono momenti che rimango li per 5 minuti inebetito . E sono nella miglior arena dove vedere le partite, la Oracle Arena è sensazionale, un ambiente bellissimo, una cosa che devi provare a vedere dal vivo, non ti rendi conto finchè non ci vai. 20 mila persone, sempre pieno.

-Sappiamo delle tue simpatie per i Sacramento Kings, e del tuo amore per Chris Webber. Demarcus Cousin è il nuovo Webber?
No! No se lo scorda, quella era la pallacanestro. Però mi piace, molto. Dipende tutto se gli regge la testa, ma tutti quelli che gli vanno vicini non riescono ad entrargli nella testa purtroppo. Ci sono momenti in cui credi che sia si, altri che credi che sia no, e tuttavia è il giocatore franchigia. Ma dei contemporanei è quello che mi attrae di più per i margini di miglioramento che ha.

Buffa racconta i Sacramento Kings primi anni 2000 e la particolare amicizia tra Vlade Divac e Drazen Petrovic
https://www.youtube.com/watch?v=O12QsEypyuQ

-OKC? Fine di un ciclo se non si vince quest’anno (a parte che non sono tuttora ai playoff)?
A me piacciono, sono fuori dai playoff ma sono gamers, sono la classica squadra che può fare un paio sorprese ai playoff perchè hanno giocatori che ti vincono le partite. Hanno fatto una enorme cazzata, scommettendo su Ibaka per il loro futuro invece che su Harden, e gli dei del basket li stanno bastonando. Fai un altro anno, prenditi il rischio, portalo fino alla fine,in scadenza, perchè alla fine cosa hanno ottenuto in cambio? Kevin Martin e la scelta che non volevano, perchè Bradley Beal Washington non gliel’ha voluto dare. Chiedi a Ginobili, che dopo aver giocato contro quei 3 li, ha detto “Questi ci buttano fuori facile”. Prima potevi chiudere gli ultimi 5 possessi con la palla in mano a Harden, e con Westbrook e Durant che non potevi ignorare. Harden in più ti fa dei cambi di gioco, di destro e sinistra che ti spazzano via, nessuna squadra riesce a stargli dietro. San Antonio finì fuori 4-0. E non puoi non aver visto che quella cosa li la potevi replicare un altro anno.
OKC

-Barack Obama ha detto che Chicago sente la mancanza di Belinelli
Marco è molto sottovalutato, non è stato valutato bene il suo non farcela e tuttavia non smettere. E’ una magnifica storia di sport italiano; è lucido, non è un personaggio, è difficile spiegare agli italiani cosa voglia dire farsi voler apprezzare in quel contesto li. C’è una componente razziale fortissima, e invece la cosa meravigliosa è che lui è un giocatore europeo intelligente che in un sistema avanzato rende di più, il contrario del solito. La prima cosa che mi ha detto Ginobili l’anno scorso è stata “Noi abbiamo tante opzioni nel sistema e lui le ha capite subito, alla perfezione”. Nessuno se lo aspettava così forte. Così forte mentalmente. E comunque andare nella NBA è una conto, anche Datome è andato, poi devi restarci, e importi, in tanti modi.

-82 partite son troppe, se ne parla sempre più spesso, scendere a 66 è possibile però?
Sarebbe la cosa migliore, anche per evitare molte partite degagè, ma ragazzi, ogni partita sono milioni di dollari, e quei soldi li devi togliere ai giocatori e non mi pare che l’associazione giocatori abbia un ruolo così secondario da loro. Sono proprio i giocatori che spingono per giocarle tutte.

-Due nobili decadute, Lakers e Celtics, notte fonda
E’ imbarazzante vedere due squadre storiche così che iniziano la stagione e non hanno una chance di competere. Però i Lakers fan pieno e vendono il palazzo. E sanno benissimo che una volta che smette Bryant tornano subito a competere nel giro di poco, e lo sai anche tu tifoso, e pur di non perderti quel momento, a bordo campo, non cedi il tuo posto alla Scala. E’ un sistema meravigliosamente perfido. Idem per i Celtics, cosa fai non vai? E quando la squadra sarà pronta? E’ la mistica degli sport americani. L’esatto opposto del Garden di New York, dove c’è sempre il pieno si, ma di turisti, e i tifosi veri son fuori, perchè non possono permettersi quelle cifre.E’ un problema che New York continua a non porsi, ma è determinante. Ogni giorno c’è un pubblico diverso da ieri e la metà non sono interessati, talvolta tifano per gli altri.

federico buffa olimpiadi 1936

-Due domande, due richieste per altri sport. Due personaggi che tutti vogliono vederti approfondire, Federer, dato che sei un grande appassionato di tennis, e Pantani. Li farai in futuro, anche solo sotto forma di carachters?
Federer è quello che tutti mi chiedono di più. Del non calcio, basket è la richiesta più gettonata. Affascinante, molto. Ma il tennis è meglio che lo racconti chi lo sa fare, quelli del tennis. Pantani l’ha fatto recentemente Zanardi a Sfide, e c’è gente anche qui che potrebbe farlo molto meglio di me.

-Sguardo al futuro, prossimo progetto a teatro, già programmato, già pronto.
Si il prossimo 16 aprile all’Auditorium Renzo Piano, e protagonista sarà la storia di Samia, maratoneta somala che compete a Pechino 2008 arrivando ultima e che morì a Lampedusa su un barcone di fortuna, come migrata clandestina. E’ una storia che riguarda molto il nostro paese, è un problema sociale che ci riguarda e che riguarda l’Europa, che però non riusciamo a farle comprendere, a farle condividere. E’ una storia toccantissima. Lo spettacolo sarà ispirato al libro Non avere paura, che nasce dai racconti della sorella. Lo farò per Sky Arte. Renderla teatralmente sarà molto difficile ma ci tengo particolarmente.
Poi Olimpiadi del 1936 molto probabilmente andrà in tour e avrà delle repliche attorno a ottobre-novembre.

Clicca qui e qui per vedere i video della conferenza stampa al teatro Menotti





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