Il terremoto, l’Italia, la CURA e l’incuria

Il terremoto, l’Italia, la CURA e l’incuria

All’indomani del nuovo, devastante terremoto che ha riprecipitato l’Emilia nell’incubo, e prima che i bilanci definitivi siano riscritti; una riflessione su un termine demodé: CURA


Pur riconoscendoli come temi importanti, non è della crisi dei partiti che c’interessa parlare in questo momento, non dell’arrancare della politica ufficiale, nè del governo, alle prese con la mai sopita emergenza dell’economia nazionale.  Questo è un invito, rivolto a tutti (cittadini, politici di professione, amministratori pubblici) a riflettere su una parola, a concentrarsi sul suo significato e a costruire i propri programmi su di essa: CURA.

L’Italia ha bisogno di CURE | bisogna avere CURA dell’Italia. Se si ha CURA del Paese le CURE – domani – saranno minori, un’ovvietà sconcertante in quanto non considerata (e i motivi di questa sordità al momento li trascuriamo). CURA: è l’appello che i geologi reiterano ad ogni alluvione, ad ogni frana: inascoltati; è l’allarme lanciato dalle soprintendenze, che si affannano con scarse disponibilità, a tutelare il patrimonio storico e artistico: inascoltate anche esse. La CURA, come volano di sviluppo economico laddove le paventate grandi opere oggi suonano anacronistiche e dove invece, per generare processi virtuosi è urgente concentrare l’attenzione sulla CURA dei territori e degli edifici, sulla CURA dei monumenti e del paesaggio, sulla CURA, in sintesi, della fragile bellezza di questa Italia che attraverso di essa può trovare nuove possibilità di benessere.  Non da meno è la CURA che bisogna riservare al capitale umano del Paese, la CURA delle menti e delle braccia; la CURA, ovvero il rispetto, per la cittadinanza.

Una classe politica essenzialmente incolta, per connivenze e/o negligenza ha accelerato in questi decenni la devastazione; ha acconsentito allo scempio del territorio, alla cementificazione, alle cattedrali nel deserto; ha lasciato che il tempo e l’INCURIA mandassero in frantumi la nostra ricchezza più grande. E quando non vi ha lucrato, ha voltato la faccia davanti all’abuso, coprendo le proprie colpe con l’alibi di una burocrazia dalla lentezza ineguagliata.

Non sappiamo ancora se con la giusta CURA, i capannoni che si sono sbriciolati a Modena o le chiese crollate sarebbero sopravvissuti al sisma, pensiamo di sì, ma aspettiamo le pronunce ufficiali. Sappiamo con certezza che i territori devastati hanno bisogno oggi, d’essere CURATI e in fretta, pena il loro disgregarsi. Nel 2013 ci saranno le elezioni politiche e vorremmo trovare nel programma dei partiti la parola che oggi pare impronunciabile. Sarà nostro impegno verificare. (AD)

(fonte immagine di testa: Youreporter)





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