Il Governo, il ministro della Cultura, Maurizio Crozza e i musei

Il Governo, il ministro della Cultura, Maurizio Crozza e i musei

Questione di ore e il premier incaricato Enrico Letta svelerà la sua lista dei ministri. Chi si occuperà della Cultura? Non è il nome che conta ma le politiche culturali che il nuovo Governo intenderà assumere, se ne assumerà…


Reduci da settimane politiche isteriche dove la necessità di dare un assetto “stabile” al Paese ha ricacciato indietro ogni urgenza, con la formazione del Governo e il passaggio alle Camere per la fiducia, all’inizio della settimana, finalmente – e a due mesi dalle elezioni – si dovrebbe cominciare ad entrare nel vivo dei problemi e guardare alla priorità delle priorità: il rilancio economico. Termine semplice per indicare una serie di complessità nelle quali non ci addentriamo (lavoro, aiuti alle imprese, tassazione, investimenti pubblici, patto di stabilità, Europa, innovazione, burocrazia, ecc) ma nelle quali è necessario includere anche politiche di sviluppo e promozione per la Cultura e i Beni Culturali, visto che ci troviamo in un Paese che di bellezza sopravvive.

Qualche numero. Secondo una ricerca condotta da Giacomo Neri dell’Università Cattolica di Milano la cultura in Italia genera il 2 per cento del Prodotto interno lordo (36 miliardi) e occupa 470mila persone. Sembrano cifre importanti in realtà sono molto inferiori a quello che dovrebbero essere, considerando l’entità immane del patrimonio nazionale in confronto al Regno Unito, ad esempio, dove la cultura produce ricchezza per 78 miliardi (il 3,8% del Pil) e riesce a occupare 850mila persone. Anche se qui è soprattutto l’industria creativa (musica, cinema, produzioni tv) a trainare il settore. Allora prendiamo in considerazione la Francia dove, proprio come da noi, è il patrimonio storico-artistico a trascinare economicamente l’ambito culturale che però produce, contro i nostri 36 miliardi, un Pil di 81 miliardi (il 3,4% di quello complessivo). Anche in Germania il Pil generato dalla cultura è superiore al nostro. Produce infatti 69,5 miliardi di euro, pari al 2,5% del prodotto interno lordo, e dà lavoro a oltre un milione di persone.

Ignoranza diffusa e un certo genetico maschismo non bastano a spiegare tutto. Viviamo in un Paese che praticamente non ha mai avuto politiche culturali organiche, che ha considerato la Cultura come spesa improduttiva (sennò perché avremmo ridotto Pompei in briciole?), che ha lasciato in secondo piano il ministero per i Beni Culturali non ritenendolo cruciale (e non vogliamo parlare della qualità dei ministri che hanno occupato il dicastero), che ha sottoposto il settore a tagli spaventosi e affidato la gestione del patrimonio storico-artistico più significativo del mondo alla buona volontà degli individui e di qualche sovrintendente. Non ci uniamo al giochino del toto ministro, che peraltro pare dare le maggiori possibilità all’ex presidente del Fai Ilaria Borletti Buitoni, ma dare voce, ancora una volta, a una speranza. (a.d)

 

E siccome il miglior commentatore di questi tempi strani è Maurizio Crozza, ecco una chicca a tema:

 





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