Il David di Michelangelo finisce in centrifuga

Il David di Michelangelo finisce in centrifuga

Il David di Michelangelo è stato strapazzato dai ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche che per verificarne la stabilità sono arrivati a mettere il capolavoro in centrifuga. Niente di pericoloso per il gigante di marmo, si trattava infatti copie in scala. La ricerca è pubblicata sul Journal of Cultural Heritage


Figura3 CNRQuando un poco più che venticinquenne Michelangelo si avvicinò al blocco di marmo già sbozzato, e male, da artisti mediocri poi arresisi davanti alla sfida, pochi credevano che il miracolo potesse compiersi. Altri, come i consoli dell’arte della lana che commissionarono l’opera nel 1501 , sapevano che un artista non bastava a dare vita a quella pietra dalla forma troppo lunga e stretta, serviva un genio, un uomo capace dell’impossibile, l’artista della Pietà, ad esempio.

 

E miracolo fu, la statua divenne subito un simbolo, da subito l’emblema delle virtù della Repubblica Fiorentina, poi uno dei simboli del Rinascimento,  il simbolo di da sempre Firenze, e infine uno dei simboli dell’Italia.

 

Un gigante dalle bellissime e lunghissime gambe fragili. Ci racconta la storia che nel 1512 una saetta lo colpì ad una caviglia, nulla d’irreperabile, ma già da allora si comprese la fragilità del monumento, che dall’alto dei suoi 4 metri (basamento escluso), manifesta già nelle proporzioni la sua debolezza.   

 

 

Una serie di micro-fratture della porzione inferiore di entrambe le gambe del David, state sono state notate già dalla metà del XIX secolo. Visibili nella caviglia sinistra e nel tronco destro, minacciano la stabilità dell’opera, per far sì che il tempo non comprometta ulteriormente il capolavoro e prima di pensare ad una possibile soluzione è indispensabile conoscere il problema in maniere approfondita.

 

Con questo scopo un gruppo di ricercatori dell’Istituto di geoscienze e georisorse del Consiglio nazionale delle ricerche (Igg-Cnr) e dell’Università degli Studi di Firenze ha eseguito un approccio sperimentale su repliche in gesso della statua a scala ridotta (10 cm di altezza invece di 410), deformate all’interno di una centrifuga.

 

“Durante la rotazione all’interno dell’apparato, i modelli a piccola scala sono sottoposti a forze molto più elevate della forza di gravità, ma che agiscono con le stesse modalità”, spiega Giacomo Corti dell’Igg-Cnr. “In differenti prove, le piccole statue sono state sottoposte a una forza centrifuga crescente, rendendo la statua sempre più ‘pesante’, finché gli sforzi gravitazionali superano la resistenza del materiale e si giunge alla rottura”.

 

Gli esperimenti hanno analizzato l’influenza di vari parametri. “In particolare, i risultati suggeriscono come sia la stabilità sia le caratteristiche della deformazione del David siano principalmente dovute all’inclinazione della statua. Innanzitutto, maggiore è l’angolo di inclinazione, maggiore è l’instabilità della statua sotto il proprio peso, particolarmente per inclinazioni maggiori di 15°. Inoltre, l’inclinazione influenza anche la posizione delle fratture, che tendono a interessare porzioni via via più alte: nella gamba destra, sopra i 15° la frattura avviene sempre al di sopra del tronco d’albero”, prosegue il ricercatore.

 

La comparazione di questi risultati con le lesioni rilevate sul David reale suggeriscono che “una costante inclinazione della statua, ancorché non superiore a 5°, abbia rappresentato il fattore critico per lo sviluppo dei sistemi di fratture nelle porzioni inferiori di entrambe le gambe”, conclude Corti. “Questa piccola inclinazione è probabilmente legata all’abbassamento non uniforme, con conseguente piccola rotazione del plinto su cui poggia la statua, durante la sua permanenza di fronte a Palazzo Vecchio, tra il 1504 e il 1873”.

 

Figura1 CNR 

 

 

 

 





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