I cambiamenti climatici fanno male anche al Duomo di Milano (e non solo)

I cambiamenti climatici fanno male anche al Duomo di Milano (e non solo)

Dal [Mediterraneo][1] alla [Scandinavia][2], non c’è pace per il patrimonio monumentale europeo: inquinamento e cambiamenti climatici le principali cause di…


Dal [Mediterraneo][1] alla [Scandinavia][2], non c’è pace per il patrimonio monumentale europeo: inquinamento e cambiamenti climatici le principali cause di un irreversibile degrado. L’ultimo grido di allarme è stato lanciato dai ricercatori del Cnr proprio questa mattina, a Taormina, durante il conferimento degli [Europa Nostra Awards][3] a due progetti del [Consiglio nazionale delle ricerche][4]: lo studio Noah’s Ark sull’azione dei cambiamenti climatici sul patrimonio culturale e sul paesaggio, diretto da Cristina Sabbioni dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima di Bologna [(Isac-Cnr)][5], e l’intervento di restauro e rifunzionalizzazione del complesso monumentale cipriota del Bedestan, curato da Luciano Cessari dell’Istituto di tecnologie applicate ai beni culturali di Roma [(Itabc-Cnr)][6].
Il Consiglio nazionale delle ricerche, infatti, si posiziona all’avanguardia nell’applicazione delle tecnologie innovative applicate alla protezione, gestione e fruizione del patrimonio culturale. Particolarmente significativa, l’attività svolta alla frontiera tra le aree dei beni culturali e dell’ambiente nella quale s’inseriscono i due progetti.

ARRIVIAMO AL DUNQUE:

“Noah’s Ark, il primo studio al mondo sul nesso tra cambiamenti climatici e deterioramento dei beni architettonici e monumentali” spiega Alessandra Bonazza dell’Isac-Cnr, “ha rilevato ad esempio che i maggiori rischi per monumenti come il [Duomo][7] di Milano o [l’Abbazia][8] di Westminster potrebbero giungere dall’effetto dilavante sulla pietra dell’aumento delle precipitazioni. Lo stress termico minaccia invece i monumenti in marmo di [Carrara][9] del bacino del Mediterraneo, dove la rapida variazione di temperatura causata dalla radiazione solare potrebbe provocare fino a 300 eventi all’anno di dilatazione e contrazione del materiale superiori a 20 mega pascal, determinando progressive microfratturazioni fino alla polverizzazione del materiale”. Le più recenti acquisizioni del progetto identificano poi un altro potenziale nemico dei monumenti: la CO2. “In particolare nelle zone montuose dell’Europa centrale, della Scandinavia e della Scozia, il combinato disposto tra la maggiore frequenza di precipitazioni e l’aumento dell’[anidride carbonica][10] in atmosfera”, prosegue la ricercatrice, “potrebbe comportare, nel periodo tra il 2070 e il 2099, un’erosione del materiale pari a 25-30 micron all’anno, con un aumento totale del rischio pari al 30%”.

C’è qualcosa da aggiungere?

[1]: https://www.tvdaily.it/lang/it/2009/05/20/bulgari-125-anni-di-antica-maestria-in-mostra-a-roma/

[2]: http://www.travelblog.it/post/7757/tour-della-scandinavia-copenhaghen-stoccolma-oslo-e-molto-di-piu

[3]: http://www.europanostra.org/

[4]:http://www.cnr.it

[5]: http://www.isac.cnr.it

[6]: http://www.itabc.cnr.it/

[7]: http://designandstyle.blogosfere.it/2009/05/il-fiore-di-novembre-sulla-mediafacciata-in-piazza-duomo-a-milano.html

[8]: http://it.wikipedia.org/wiki/Abbazia_di_Westminster

[9]: http://irisarte.it/2009/06/04/il-marmo-la-storia-il-museo/

[10]: http://www.quotidianocasa.it/2009/06/05/6971/teleriscaldamento-come-evitare-milioni-di-tonnellate-di-anidride-carbonica.html





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