Henri Rousseau, ancora pochi giorni per una grande mostra. A Milano

Henri Rousseau, ancora pochi giorni per una grande mostra. A Milano

Non è mai successo prima. Per la prima volta, un’esposizione analizza organicamente l’influsso che il pittore francese Henri Rousseau, nato…


Non è mai successo prima. Per la prima volta, un’esposizione analizza organicamente l’influsso che il pittore francese Henri Rousseau, nato nel 1844 e morto nel 1910, ha esercitato in Italia negli anni Dieci del Novecento su artisti come Ardengo Soffici, Carlo Carrà, Ottone Rosai e Tullio Garbari, e nei due decenni successivi su Antonio Donghi, Gianfilippo Usellini, Renato Birolli, Fiorenzo Tomea e Cesare Breveglieri. Il pubblico può ammirare sessanta opere. Dove? Alla fondazione “Stelline” di Milano è visitabile la mostra “Lo stupore nello sguardo. La fortuna di Rousseau in Italia da Soffici e Carrà a Breveglieri”. L’esposizione, curata da Elena Pontiggia e allestita in collaborazione con la Pinacoteca di Brera, sarà visitabile nelle gallerie I e II dell’ente di corso Magenta ancora per qualche giorno.

Ardengo Soffici, Decorazione di Bulciano  - 1914

Il primo a “scoprire” lo stesso Rousseau fu, nel 1910, Soffici che fece conoscere il Doganiere, com’era conosciuto l’avanguardista transalpino, a numerosi artisti “tricolori”: per loro, in tempo di guerra, diventò l’esempio di una pittura tra il sogno e la fiaba. Il suo sguardo da bambino ispirò lavori apparentemente ingenui, ma in realtà raffinatissimi, che sostituirono al dinamismo futurista immagini incantate e senza tempo, in anticipo sul realismo “magico” europeo. L’esempio che viene da Rousseau, erroneamente definito naif, suggerì alle avanguardie una nuova via alla modernità: quella dello stupore. Il percorso espositivo si apre con dipinti emblematici del Doganiere, come l’olio su tela “Veduta della passerella de Passy” del 1890-91, proveniente dalla donazione Milich-Fassbind dei musei di Lugano, e due disegni del 1901 che furono acquistati da Soffici nel 1910 direttamente nello studio del maestro di Laval: il celebre “Caffè Pavillon” (probabilmente quello di maggiori dimensioni) e l’inedito “Testa di cane”, appartenuto poi a Carrà. Ora queste matite su carta fanno parte di collezioni private di Milano. Segue un omaggio alla produzione dello stesso Soffici, tra cui una sconosciuta “Copia da natura morta con caffettiera di Henri Rousseau”, olio su tela della fine degli anni ’30 ritrovato in una collezione brasiliana, e le monumentali decorazioni di Bulciano del 1914, tempere murali riportate su pannello e che furono eseguite per le pareti della casa dello scrittore Giovanni Papini. Oggi sono custodite a Firenze, mentre alla fondazione Carima-museo di palazzo Ricci di Macerata si trova la tempera su intonaco riportata su fibra di vetro “Natura morta con fruttiera e colomba”, frammento dell’affresco di Bulciano. Senza dimenticare quattro tempere provenienti dalla Farsettiarte di Prato: quella su cartone con collage “Caffè Apollo” del ’15, quelle su cartone “Cacio e pere” del ’14 e “Pera, libro e tazza” del ’15, e quella su carta di giornale “Natura morta con calamaio” del ’15. A lui si affianca Carrà con alcuni dei suoi massimi capolavori “rousseauiani”, come l’olio e tecnica mista su cartone “La stella del Cafè Chantant” del 1915-16, che da anni non viene più esposta, l’olio su tela “Ricordi d’infanzia” e quello su tavola “La carrozzella” dal Mart di Rovereto, entrambi del ’16. Opere, queste, contraddistinte da forme essenziali immerse nel vuoto, idealmente vicine all’essenzialità del suo amico Giuseppe Ungaretti i cui versi del “Porto sepolto” (’16) sono fatti anch’essi di parole rarefatte, distillate nel silenzio.

Carlo Carrà, Acrobata, 1914

E ancora: la tempera e carboncino su carta riportata su carbone “L’acrobata” del ’15, la matita su carta riportata su tela “Studio per i Romantici”, l’olio su tela “Crepuscolo” del ’22 e l’acquaforte su rame “La casa dell’amore (Attesa)” del ’24. La mostra prosegue con le opere di Gigiotti Zanini (l’olio su tela “Paesaggio con carretto” del ’19) e Garbari: la tempera su cartone “Intellettuale al caffè” del ’16, quella all’uovo su carta “La madre” sempre del ’16, come quella su carta “Vigalzano”, mentre è del ’27 l’olio su tavola “La Madonna della pace” (dal museo diocesano di Trento), e rispettivamente del ’28 e del ’29 gli oli su cartone “Allegoria della primavera” e “Amore”. E poi ecco un intenso nucleo di dipinti di Rosai dei primi anni ’20, tra cui l’olio su tela “Via Toscanella” e anche quadri poco visti come l’olio su tela cartonata “La stalla (Mascalcia)”, tutti e due del ’22. A questi si aggiungono gli oli su tela “Trattoria Lacerba” del ’21 (riportata su tavola), e dalla Farsettiarte “Partita a briscola” del ’20 e “Conversazione” del ’22. La serie inizia per altro con l’olio su tela “Guerra + rancio” del ’16 anch’esso dalla Farsettiarte. L’iniziativa indaga poi l’influsso del Doganiere a Roma, e in particolare su Donghi (gli oli su tela “Vaso di fiori” del ’35 e “Valle violata” del ’42) e Riccardo Francalancia (l’olio su tela “Bosco ceduo” del ’22). Un’altra sezione è dedicata alla Milano degli anni Trenta dove si sviluppa un vasto movimento “primitivista” con Atanasio Soldati (l’olio su tavola “Autoritratto” del ’31 dal museo d’arte di Gallarate), Birolli (di cui viene presentato il suggestivo olio su tela “Arlecchino suonatore” del ’31), Umberto Lilloni (l’olio su tela “Arenzano” del ’31, mai protagonista di una mostra dal ’33), Tomea (le chine su carta “Apostoli” del ’31, “Ritratto”, “Vitella che dorme” e “Briscola” del ’32, e “Vitello” del ’34) e Usellini di cui sono state proposte le tempere grasse all’uovo su tavola “Ricordo d’infanzia” e “Il cane barbone” del ’34, e la tempera grassa su tavola “Mio nipote Silvio” del ’33.

Carlo Carrà, La carrozzella, 1916

Sono loro i protagonisti della sezione “La lettura di Rousseau tra la“Maladresse” e la dimensione classica”. Ma attenzione anche a Francesco Speranza (la tempera su tavola “Arco di San Luca. Bitonto” del ’40), Antonio Calderara (l’olio su tela “La famiglia – Dopo il temporale” del ’34), e Giovanni Fumagalli (l’olio su tela “Paesaggio”). Riflettori puntati, inoltre, su Breveglieri, scomparso ad appena 46 anni nel ’48, a tre decenni dalla sua ultima antologica. Dell’artista lombardo sono esposte tutte le opere più importanti, in cui ha dipinto una Milano (la sua città) ingenua, trasognata e magica. Si spazia dall’olio su tavola “Cortile in Brianza” del ’45, a quelli su tela “Paesaggio marino con crostacei”, “La passeggiata domenicale” del ’34, “L’isolotto delle anatre” del ’35, “Giardini pubblici” del ’36, “Torre con orologio” e “San Siro” del ’41, e infine a quelli su cartone: “Cacciatore a Lambrate” del ’36 e “Vecchio porto a Viareggio” del ’38. Info 02.45462411. (Marco Fornara)

 

Umberto Lilloni, Arenzano, 1931
Ottone Rosai, Trattoria Lacerba, 1921
Henri Rousseau - Vue de la passerelle de Passy
Carlo Carrà, Crepuscolo, 1922




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