Grandi mostre: Matisse sbarca a Ferrara

Grandi mostre: Matisse sbarca a Ferrara

Matisse, la figura. La forza della linea, l’emozione del colore. Ferrara, Palazzo dei Diamanti, 22 febbraio – 15 giugno 2014, una mostra curata da Isabelle Monod-Fontaine, già vicedirettrice del Centre Pompidou


Non c’è colore, forma, paesaggio che possa competere con la figura umana in quanto a possibilità espressive. Matisse (1869 – 1954) ad esempio, diceva che la figura gli permetteva ben più degli altri temi di “esprimere il sentimento, diciamo religioso, che ho della vita”. Lui, agnostico, affronta in tutto l’arco della carriera la sfida alla figura umana, cambiano le ispirazioni, cambia il mondo e cambiano gli stili, ma l’artista attraverserà il secolo senza mai tradire la sua ossessione, la sua religione. E anche quando l’astrattismo s’insinuerà prepotente nella suo tempo, tra stelle e grandi campiture di colore, Matisse troverà sempre il modo di mantenere riconoscibile l’immagine umana, bagnanti fatte di pochi tratti, o l’essenzialità delle sue silhouette danzanti, a raccontarci di una ricerca senza fine ne’ inizio, una storia che sovverte la rappresentazione tradizionale, non fu il solo, non fu certo l’unico nel suo tempo, ma non è un caso che Matisse rientri nel ristretto club degli artisti che hanno cambiato il corso della storia dell’arte.
È se è il tema della figura quello attorno al quale è incentrata la mostra di Palazzo dei Diamanti, l’altra lettura è data dalle strette relazioni tra la produzione pittorica, scultorea e disegnativa di Henri Matisse.

 

Una selezione di opere provenienti da musei e collezioni private di ogni parte del mondo che si apre con l’Autoritratto del 1900 (Parigi, Centre Pompidou) assieme ai lavori giovanili e a potenti prove di studio sul modello. Testimone della gioiosa vitalità della stagione fauve sono il Ritratto di André Derain (1905, Londra, Tate), e le creazioni nate sotto la suggestione della pittura di Cézanne e della scultura africana, come il bronzo Nudo disteso (1907, Centre Pompidou) e la tela Nudo in piedi (1907, Tate).

Seguendo un ordine cronologico, ecco tre pietre miliari del 1909: il bronzo La serpentina, la tela Nudo con sciarpa bianca (Statens Museum for Kunst di Copenaghen), e la Bagnante del MoMA. Seguono i dipinti realizzati nel periodo della prima Guerra mondiale, quando l’artista sembra essere ancora più ossessionato dalla figura, soprattutto quella femminile; e poi
le opere del dopoguerra; la folgorazione di Matisse davanti ai colori del Mediterraneo, l’incantesimo della Costa Azzurra, la riscoperta di Ingres e Renoir.
La monumentale Ninfa nella foresta (1935-43, Nizza, Musée Matisse), un capolavoro come Natura morta con donna addormentata (1940, Washington, National Gallery of Art) e una serie di magnifici disegni incarnano il nuovo cambiamento di rotta seguito al prestigioso incarico decorativo per la Barnes Foundation negli Stati Uniti e alle illustrazioni delle poesie di Mallarmé. “La musa del pittore viene qui evocata in uno spazio intriso di luce dove il suo corpo, la vegetazione e gli oggetti compongono un fregio lirico ed essenziale”. Alla fine della mostra troviamo un anziano maestro che non ha esaurito la sua vena: gli interni d’atelier pulsanti di toni vivi della Giovane donna in bianco su sfondo rosso (1946) o le opere rivoluzionarie come il celebre libro Jazz (1943-47, Biblioteca Nazionale di Firenze) e la serie degli Acrobati (1952, Centre Pompidou). Pochi segni che s’insinuano nell’anima. (www.palazzodiamanti.it) (a.d)





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