Grandi Mostre: aspettando Chagall a Milano

Grandi Mostre: aspettando Chagall a Milano

Marc Chagall. Una retrospettiva 1908-1985 dal 17 settembre 2014 al 1 febbraio 2015, a Palazzo Reale, Milano. Si tratta della più grande retrospettiva mai dedicata in Italia all’artista russo, con oltre 220 opere che attraversano la vita e la carriera del poeta del sogno. La mostra è curata da Claudia Zevi con la collaborazione di Meret Meyer


Nessuno nella sua generazione ha compiuto una così saggia e libera esplorazione del colore e dell’emozione“, scrisse scritto con felice sintesi il pittore Alberto Corazón. Il colore, questo il punto di partenza e di arrivo, la chiave per toccare il cuore, il generatore delle emozioni che rende pienezza all’universo di Marc Chagall (1887–1985). Un universo che non chiede spiegazioni, ma partecipazione. Un mondo dove niente è reale ma non importa, lui offre allo sguardo qualcosa di meglio, di indecifrabile ma di straordinaria bellezza. Questo artista che alla grandezza ha unito la popolarità è entrato come pochi nell’immaginario collettivo: i suoi ritratti della vita di paese in Russia, le sue figure fluttuanti, le sue mucche e i suoi galli volanti sono gli emblemi di un universo dove l’emozione è protagonista. I temi che affronta sono senza tempo e torneranno per sempre nel corso della sua lunga vita: gli autoritratti, il circo, gli amanti, la musica, i contadini ei personaggi archetipici ebraici: suonatori popolari, maestri di cerimonia, scribi della Torah, danzatori alle nozze, narrano di un mondo onirico e gioioso che non esclude le tematiche più cupe come la sofferenza e la morte e che citano il teatro e la letteratura. E se il mondo di Chagall si legge come una favola, ripulendo la sua opera dai clichè, ci si accorge del grande contributo che ha dato all’arte moderna

Chagall nasce sul finire del XIX secolo in una piccola città russa, Vitebsk. Destinato ad essere un contadino modesto, riesce a superare gli ostacoli ed ottenere una borsa di studio  l’ammissione alla scuola della Società Imperiale per la Promozione delle Arti di San Pietroburgo. Ha 19 anni e la determinazione ostinata del contadino, qualità che presto gli permetterà di ottenere un aiuto per andare a Parigi. Qui la sua arte sboccia, qui migliaia di miglia lontano da casa, paradossalmente, quel mondo che aveva imparato a vedere da bambino diventa – sulla tela – un mondo possibile.  Chagall trova a Parigi il luogo per far crescere la sua arte, ed il sostegno di entusiasti estimatori: Cendrars, Apollinaire, Max Jacobs, Léger finiscono per diventare i suoi sponsor. Espone ogni anno al Salone d’Autunno e a Berlino gli organizzano una grande mostra alla galleria Der Sturm.

Ma quando in Russia la rivoluzione bolscevica trionfa, Chagall sente di avere un impegno col suo popolo. Torna a San Pietroburgo e si arruola nell’esercito, poi ritorna al suo villaggio, sposa Bella e subito dopo viene nominato Commissario delle Belle Arti. Fonda l’Accademia e invita come insegnanti Lissitsky e Malevich. Lui intanto insegna disegno nelle colonie per gli orfani di guerra. Il disegno è il modo di “aprire la porta” al colore, spiega ai ragazzi, colore che è la materia “dello spirituale“. Ma deluso dall’evolversi della situazione politica Chagall decide di tornare a Parigi, dov’è in corso un’altra rivoluzione, quella delle arti.  Combinando elementi dell’avanguardia cubista, del fauvismo dell’orfismo di Robert Delaunay, Chagall crea uno stile personale difficile da classificare, eppure è aperto sino alla fine a nuove sperimentazioni tecniche cimentandosi, da lavoratore instancabile, con la scultura, la ceramica, il vetro e facendo comunque di tutta la sua vasta produzione un unico, struggente, poema.

A 35 anni, Marc lascia la Russia per non farvi più ritorno, morirà a 98 anni dipingendo per tutta la vita quello sperduto villaggio dov’era stato ragazzo. Ogni suo quadro diventa una sorta di tessera dell’immenso mosaico che la sua memoria realizza.  E non importa dove vivrà, se a Parigi, a New York, in Palestina, nel Messico e ancora in Grecia, a Chicago o sulla Costa Azzurra, dove si stabilirà definitivamente a 80 anni: le persone, i paesaggi, le lingue, persino la durezza della vita non si rispecchiano nei suoi dipinti ma piuttosto vengono assorbite nella sua storia senza tempo, in quei sogni sfuggenti dove tutto appare terribilmente chiaro ma senza spiegazione.

LA MOSTRA DI MILANO

Delle 220 opere che vedremo in mostra a Milano, la maggior parte (evviva) saranno dipinti, a partire dal 1908, data in cui Chagall realizzò il suo primo quadro, Le petit salon, fino alle ultime, monumentali opere degli anni ’80. Tutto il percorso artistico di Marc Chagall sarà in mostra, accostando, spesso per la prima volta, opere ancora nelle collezioni degli eredi, e talvolta inedite, a capolavori provenienti dai maggiori musei del mondo, come il MoMa, il Metropolitan Museum di New York, la National Gallery di Washington, il Museo Nazionale Russo di S. Pietroburgo, il Centre Pompidou, oltre a 50 collezioni pubbliche e private che hanno collaborato.
La mostra si articolerà in sezioni, partendo dalle opere degli esordi realizzate in Russia; durante il primo soggiorno francese, e il successivo rientro in Russia fino al 1921; con l’autobiografia scritta da Chagall al momento del suo definitivo abbandono della Russia, si aprirà il secondo periodo del suo esilio, prima in Francia e poi, negli anni ’40, in America dove vivrà anche la tragedia della morte dell’amatissima moglie Bella; con il rientro in Francia e la scelta definitiva di stabilirsi in Costa Azzurra Chagall ritroverà il suo linguaggio poetico più disteso, rasserenato dai colori e dall’atmosfera del Midi.





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