Gli enigmi di Escher a Reggio Emilia

Gli enigmi di Escher a Reggio Emilia

Tra false prospettive e illusioni ottiche un’immagine tagliente del XX secolo


Un comitato scientifico presieduto dal matematico (e ormai personaggio mediatico) Piergiorgio Odifreddi, e con la presenza di uno storico dell’arte e docente dell’Accademia di Belle Arti capitolina, Marco Bussagli, di un collezionista, Federcio Giudiceandrea, e di un professore universitario, Luigi Grasseli, docente presso l’Ateneo di Modena e Reggio Emilia, non può che essere il risultato un’iniziativa dagli effetti sorprendenti.

Va in scena proprio a Reggio Emilia una mostra orbitante intorno ad una delle personalità piu’ controverse e allo stesso tempo lucide ed ispiratrici dell’arte del XX secolo: Maurits Escher.

Metamorfosi II, 1940
Metamorfosi II, 1940

Sono state raccolte 130 opere circa, testimoni dell’attenta e approfondita rflessione diell’autore sulla realta’ dei decenni protagonisti della prima meta’ del Novecento: in prestito da musei, biblioteche, collezioni private e istituzioni varie, incisioni, mezzetinte e stampe danno forma all’atteggiamento curioso, indagatore e dirompente di Escher nei confronti del mondo da lui vissuto.

Belvedere, 1958
Belvedere, 1958

Un procedimento ironico di frantumazione dell’apparente tridimensione delle cose, trasformate a appiattite a due dimensioni e viceversa rivela l’istinto giocoso unito all’intento maledettamente serio di mettere in discussione verità superficialmente monolitiche e inattaccabili, dando in pasto un mucchio di certezze instabili a figure mutevoli, scherzi ottici, veri e propri giochi di prestigio, che affascinano l’osservatore ponendolo di fronte al disfacimento di un mondo ordinato, destinato a ricomporsi in un nuovo ordine, ad un primo sguardo invisibile e impossibile.

“Per esempio, è assai piacevole mescolare sapientemente la bidimensionalità con la tridimensionalità, la superficie piana con lo spazio, e divertirsi con la gravità… E’ piacevole osservare che parecchie persone sembrano gradire questo tipo di giocosità, senza paura di cambiare opinione su realtà solide come rocce.”  Con queste parole Escher appare tanto semplice quanto detentore della terribile consapevolezza di un mondo perso dietro a certezze fittizie: l’autore olandese si propone di  guarnire queste verità apparenti con un inaspettato punto di domanda, un dubbio, enigmatico e fascinoso, in opere dal messaggio così immediato da essere diventate parte dell’immaginario comune sottoforma di copertine di libri e dischi, scatole regalo, francobolli, fumetti.

Nastro di Moebius, 1963
Nastro di Moebius, 1963

Sulle spalle dei giganti (da Durer a Piranesi), faccia a faccia con i contemporanei (dalla frantumazione spaziale cubo-futurista alle inquietanti atsmofere oniriche surrealiste), e solido piedistallo per i grandi che sarebbero venuti dopo di lui (Keith Haring su tutti), Maurits Escher illuminerà il panorama culturale italiano ancora per un po’, fino al XXX, proprio come riuscì a illuminare l’uomo dei decenni 1920-1970, costringendolo a mettersi di fronte allo specchio e a riconoscersi in immagini ingannevoli e bugiardi punti di riferimento.

Relatività, 1953
Relatività, 1953

L’enigma Escher. Paradossi grafici tra arte e geometria.

19 ottobre 2013 – 23 febbraio 2014

Fondazione Palazzo Magnani, Reggio Emilia

Orari:

Dal martedì al giovedì 10.00-13.00 /15.00-19.00

Venerdì, sabato e festivi 10.00-19.00

www.palazzomagnani.it/2013/07/lenigma-escher/





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto