Gioielli di provincia, quelle opere dimenticate dei Musei Civici di Varese

Gioielli di provincia, quelle opere dimenticate dei Musei Civici di Varese

Da non perdere la mostra “Dal Cinquecento al Novecento. Opere sconosciute dalla collezione dei Musei Civici di Varese” ospitata al Castello di Masnago. Tra i pezzi più interessanti una deposizione inserita in una struttura architettonica su cui capeggiano delfini e cherubini che reca un’iscrizione che ne consente la datazione: “Gerbino ne commissionò l’esecuzione a Faenza nel 1564 per i ‘boccalai’ di Varese. Una formella che affascina e incuriosisce il visitatore custodita in una teca


Opere – come spiega Rosalba Ferrero in un articolo edito su “RMF on line.it”, sconosciute dalla collezione dei Musei Civici di Varese” ospitata a Masnago. In biscotto rosso, decorata in quadricromia, verde, blu, giallo, bianco, raffigura la deposizione. La storia della formella è avventurosa: “dopo la soppressione delle Confraternite a seguito del decreto napoleonico del 1802, finì dispersa finché il pittore Bertini, che ne era divenuto proprietario, la donò al Comune di Varese; a lungo dimenticata nel deposito del Museo Archeologico, è stata riportata in esposizione, poiché si tratta di un pezzo unico”. Ma la mostra propone altre rarità di notevole pregio: alcuni hanno seguito analoga caduta nel dimenticatoio dei depositi, altri sono inediti e altri ancora sono esposti in luoghi pubblici istituzionali, inaccessibili o poco frequentati dal pubblico. Ora finalmente esposti.

formella

pasiniPer citarne alcuni: la suggestiva tela “Veduta del Sacro Monte di Varese” eseguita da De Bernardi, famoso paesaggista e per questo presente per quattro volte alla Biennale di Venezia, con la tecnica detta “col fondo del pennello” – si gratta il colore e si fa emergere la tavoletta nuda, bruna, al di sotto delle pastosità dei colori – che è esposta in municipio, dietro la scrivania del sindaco.

Poi la “Resurrezione di Lazzaro” realizzata nel 1870 in forma proto divisionista da un Bazzaro che studia da avanguardista il colore e che usa con impeto colori bruni infuocati; sul margine in basso la tela reca il sigillo in ceralacca dell’”Accademia delle belle arti di Milano”. Opera che fu regalata nel 1932 dal Butti al Comune.  Di pregio  la tela del 1870 di Giuseppe Bertini “La siesta o Riposo campestre” : la pittura è disegnata e il risultato è quasi impressionista, erba e fiori sono realizzati con tocchi di colore; l’opera è collocata in un ufficio della Prefettura di Varese.

Nella tela “La breva sul lago a Mandello” Lazzaro Pasini impressiona il visitatore per le increspature dell’acqua vibranti di luce con rapidi tocchi di colore, che si sciolgono in un azzurro intenso a ridosso delle alture brune: l’atmosfera che ne risulta è colma di suggestione.

Ancora, di sicuro interesse storico sono “Sosta” e “Alpino del 6°”, due opere di Anselmo Bucci che usa invece una tecnica post-divisionista: è un pittore della Prima Guerra Mondiale e i soggetti dei suoi lavori appartengono al mondo bellico. Da soffermarsi ai due telamoni lignei a soggetto sacro: una delicata “Madonna col bambino e santi” di Benedetto Carpaccio e un olio classicheggiante, “Il matrimonio mistico di santa Caterina e San Giuseppe” dei fratelli Francia. I “tesori” esposti sono presenti, insieme alle 1616 opere di proprietà civica, nel corposo volume “Musei Civici di Varese” – catalogo dei dipinti e delle sculture 1500-1950 – edito recentemente. Il volume illustra ciascuna opera  in una scheda ragionata, che racconta l’opera stessa attraverso la sua storia: l’analisi stilistica, la biografia dell’artista, le committenze, la collocazione storica, i passaggi di proprietà, i donatori; è diviso in tre sezioni, dal Cinque al Settecento, l’Ottocento, il Novecento, una quarta sezione significativamente intitolata ‘altre opere’ propone schede che andranno approfondite.

bazzarri

bucciIl progetto di inventariare le opere d’arte custodite nei Musei Civici di Varese in un catalogo ragionato è un encomiabile lavoro; come dichiara il curatore, Daniele Cassinelli, ho visto impegnati trenta ricercatori per un periodo di circa due anni, durante il quale sono stati portati alla luce molte opere inedite …rese note per la prima volta  e opere d’arte ignote al pubblico, presentate al Castello di Masnago”. Il lungo saggio introduttivo del Cassinelli offre un excursus storico e culturale di notevole interesse: è datata 1817 la prima menzione di una collezione d’arte civica a Varese. In quell’anno fu pubblicato il volumetto “Compendiose notizie di Varese e de’ luoghi adiacenti” in cui Gasparo Ghirlanda scriveva: …nelle sale del Consiglio si vanno raccogliendo le immagini de’ personaggi più illustri del paese tra esse i ritratti di Nicolò Ghirlanda e di Carlo Maria Recalcati (inventariati ai n. 1095 e 1092). Se la collezione d’arte municipale era sparuta all’inizio del 1800, la situazione mutò notevolmente con la nascita della Società del Museo Patrio nel 1871.

Sono passati pochi anni dalla fine della dominazione austroungarica e Varese dal 1859 è entrata a far parte del regno di Sardegna che nel 1861 si trasforma in Regno d’Italia; c’è un fermento determinato dalla nuova situazione politica e legato a un prorompente sviluppo industriale. Nel 1871 in concomitanza con l’Esposizione Agricola Industriale che si tiene a Varese, il Museo Patrio espone la sua collezione di pezzi archeologici. Vent’anni dopo il Museo Patrio cessa di esistere e dona i pezzi di sua proprietà al municipio, inaugurando una prassi seguita da Achille Finzi nel 1909 e che diviene nel tempo consuetudine. Sono tanti i benefattori che il curatore elenca puntigliosamente con riferimenti in nota di date e numero d’inventario delle opere donate: Dapino, Socchera, Cagnola, Bolchini-De Grandi, Bonazzola, Sai Vita, Lampugnani, Benzoni, Villa. L’auspicio è che le acquisizioni continuino, soprattutto attraverso la moderna pratica del crowdfunding, consentendo un ampliamento costante del patrimonio museale.

Per la costituzione di una sede permanente si deve attendere parecchio: è il 1933 l’anno in cui l’Amministrazione manifesta, acquistando alcuni dipinti, la volontà di destinarli alla “Pinacoteca che il Comune ha in progetto di allestire” che si concretizzerà nel 1962;  nel 1966 la raccolta d’arte moderna e contemporanea trovò spazio in alcune sale della Villa Mirabello, che era stata acquistata nel 1949, ove rimase sino al trasferimento avvenuto nel 1995 al  Castello di Masnago, acquistato nel 1982.

 





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