Galata Morente va negli States: dopo due secoli lascia Roma

Galata Morente va negli States: dopo due secoli lascia Roma

Il Galata Morente alla National Gallery of Art di Washington. Dal 12 dicembre al 16 marzo una delle opere più famose dell’antichità, lascia i Musei Capitolini per celebrare il programma The Dream of Rome e il 2013, anno della cultura italiana negli Stati Uniti


E’ la prima volta che il Galata Morente, copia romana del I o II secolo del bronzo di Epigono viaggiare fuori dall’Italia in più di due secoli. E’ una delle più rinomate opere dell’antichità, fonte d’ispirazione per artisti d’ogni tempo (Velazquez tanto per fare un nome) l’ultima volta che il Galata ha lasciato l’Italia era il 1797, quando le truppe napoleoniche presero la scultura per portarla a Parigi, dove fu esposta al Louvre fino al suo ritorno a Roma nel 1816. Un capolavoro universalmente riconosciuto, il Galata morente è una celebrazione commovente dello spirito umano. Raffigura un guerriero gallico nei suoi ultimi momenti, il volto contorto dal dolore mentre cade colpito da una ferita mortale al petto.

StervendeGalaathoofdIn un anno che ha visto diversi capolavori italiani in tour negli USA, e che la politica dei prestiti d’arte internazionali è più che mai al centro del dibattito, c’è da dire che questo prestito gode di una certa reciprocità.
La cooperazione tra Roma e la Galleria Nazionale d’Arte continua infatti con la mostra Gemme dell’impressionismo : Dipinti dalla National Gallery of Art di Washington allestita al Museo dell’Ara Pacis fino al prossimo 23 febbraio.

Il Galata morente fu trovato a Roma nei giardini di Villa Ludovisi assieme ad un’altra antica scultura in marmo, il Galata suicida, probabilmente rinvenuti durante gli scavi di fondazione della villa tra il 1621 e il 1623 . Le sculture sono copie romane di originali greci in bronzo creati nel III secolo aC per commemorare la vittoria del re di Pergamo sui Galli .

Le sculture furono immediatamente riconosciute come rappresentazioni di guerrieri gallici. La prima testimonianza del Galata morente nel 1623 lo descrive infatti come un gladiatore morente. Anni dopo, la presenza di una tromba sulla base condusse il tedesco Johann Winckelmann (1717-1768) a suggerire che il soggetto fosse invece un araldo greco mentre a cavallo del 18° secolo gli studiosi hanno cominciato a riconoscere che la figura rappresenta un guerriero gallico.

La fama del Galata si diffuse subito dopo la sua scoperta in parte grazie a un’incisione dell’artista francese François Perrier del 1638. Copie a dimensione originale furono poi commissionate dal re Filippo IV di Spagna e da Luigi XIV di Francia. E statuette di bronzo prodotte dallo scultore Giovanni Francesco Susini nel 1630 resero l’opera disponibile a un pubblico più vasto. Intanto il Galata veniva continuamente copiato da studenti d’arte, diventando fonte d’ispirazione per artisti del calibro di Diego Velázquez  e Jacques- Louis David. (g.m)

 





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