Gae Aulenti, gli oggetti. Una mostra imperdibile alla Triennale

Gae Aulenti, gli oggetti. Una mostra imperdibile alla Triennale

Dall’8 aprile una mostra ricorda Gae Aulenti. Al Design Museum della Triennale di Milano


Ha portato l’italian style in giro per il mondo, e l’arte nelle case facendosi spazio con una tenacia che era pari solo alla sua inesauribile vena creativa, quella che l’ha portata, prima grande donna dell’architettura italiana, ad affrontare le grandi commesse internazionali.  E mentre progettava musei e luoghi pubblici Gae Aulenti non perdeva l’attenzione per la grafica e il design, perché tanto l’urbanistica quanto l’oggetto d’arredo sono estremi dello stesso mestiere: quello di inventare lo spazio.  In occasione della settimana del design, quella Triennale che qualche settimana prima della scomparsa ha visto attribuire a Gae Aulenti la Medaglia d’oro all’architettura, per la carriera, le rende omaggio, a cinque mesi dalla scomparsa, con una mostra dedicata proprio ai suoi oggetti curata da Vanni Pasca.

Eclettica ma rigorosamente legata alla progettazione degli spazi, per cui l’oggetto di design deve essere in relazione intima con il luogo di cui entra a far parte, la mostra ripercorre la storia progettuale di Gae Aulenti, “capace di guardare al razionalismo e al good design attraverso la lente del Neoliberty e dell’Art Deco e di reinventarli con eleganza (come nella Pipistrello o nello Sgarsul) ma anche capace di recuperare con ironia la pratica dell’assemblage e la lezione delle avanguardie (come nel Tavolo con ruote)”.

Eccoli allora, gli oggetti in sfilata come muti testimoni di un tempo, quello del secondo Novecento, nel quale il design italiano ha cercato e trovato dimensioni proprie. E nel 62’ per Aulenti arriva la Sgarsul, reinterpretazione della sedia a dondolo derivata dall’incrocio di due ellissi in legno curvato, mentre nel ’64 crea la serie dei mobili Locus Solus, di legno e tubolari metallici con un superamento del razionalismo attraverso la rilettura della tradizione viennese.

E poi la sfilata d’ispirazione più pop: le lampade scultura, come la già citata Pipistrello (1965 – Martinelli Luce) o Ruspa e Rimorchiatore (1967). E gli ironici ai tavoli di cristallo con le ruote al posto delle gambe (Fontana Arte) e  il recupero di tecniche della tradizione come il vetro soffiato, nella lampada Parola (realizzata con Piero Castiglioni nel 1980) e nei vasi per Venini (1995).  A completare la mostra una serie d’immagini di spazi interni progettati da Gae Aulenti, come la Casa del collezionista per Gianni Agnelli (Milano – 1964), lo showroom Olivetti di Parigi o l’allestimento della mostra sul tempo libero alla Triennale del 1984. Informazioni: www.triennale.it  (a.d)





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