Francia, un museo per il “De bello gallico”

Francia, un museo per il “De bello gallico”

L’intero arco della Storia è costellato da una miriade di battaglie, un numero incalcolabile. Ma alcune risultano indubbiamente più significative…


L’intero arco della Storia è costellato da una miriade di battaglie, un numero incalcolabile. Ma alcune risultano indubbiamente più significative di altre. Una di queste, risalente al 52 a.C., costituisce una delle tappe che hanno cambiato la storia dell’Europa: la battaglia di Alesia, mirabilmente narrata nel De bello gallico di Cesare, tra lo stesso Cesare, il dictator romano e Vercingetorige, il capo della coalizione gallica che si era ribellata ai Romani.

E come il Musée Wellington in Belgio racconta la sconfitta di Napoleone, così il museo che sta per essere inaugurato ad Alise-Sainte-Reine (www.alesia.com), non lontano da Digione, in Francia, celebra lo storico scontro che sancì la definitiva conquista della Gallia ad opera di Roma.

Negli autori antichi, tranne che in Plinio il Vecchio, Alesia viene identificata con certezza come luogo della battaglia: un assedio durato due mesi, con ben dieci legioni romane impiegate e 150 mila uomini al seguito di Cesare che accerchiarono l’oppidum celtico che poteva contare su doppie linee di difesa muraria circolari – una delle quali sul monte Auxois – per un totale di 36 chilometri d’estensione.

Il sito è stato oggetto nel corso del tempo di indagini archeologiche, su una superficie complessiva di 7 mila ettari, che hanno restituito una moltitudine di reperti: ossa di cavalli romani, gallici e germanici, monete, punte di frecce, elmi e fibule a testimonianza diretta dei fatti accaduti più di duemila anni fa.

Il 26 marzo è già stato inaugurato anche un centro di interpretazione storica del sito di Alesia (Alisiia nella parlata gallica, come testimonia un’iscrizione rinvenuta nel 1839) che punta sulla spettacolarizzazione della battaglia, attraverso un diorama del mondo occidentale a metà del I secolo a.C. e la ricostruzione dei combattimenti.

L’archistar incaricata dei progetti, Bernard Tschumi, è stata particolarmente colpita dalla vastità del territorio sul quale si è giocato lo scontro, quei settemila ettari di natura il cui terreno è stato intriso del sangue gallico e romano. Vallate e montagne interagiscono a loro volta, come un’autentica scenografia, con i nuovi complessi architettonici. (Matteo Trucco)





COMMENTI

Lascia una risposta


Vedi tutto