Franceschini, aspettiamo un’idea forte

Franceschini, aspettiamo un’idea forte

Che all’annuncio di Dario Franceschini al ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo la critica si sia…


Che all’annuncio di Dario Franceschini al ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo la critica si sia scatenata basandosi unicamente sulle doti di scrittore – per taluni modeste – dell’ex ministro dei rapporti col Parlamento, è l’ennesima dimostrazione di una comodissima verità: l’Italia non è un Paese serio. Non avendo goduto del privilegio di leggere i romanzi di Franceschini (editi da Bompiani) ci ritroviamo nell’impossibilità di avanzare ogni commento. Non che la cosa sia interessante, e comunque per quanto il neo ministro possa essere scrittore di controverso talento (cosa che, ripetiamo, non possiamo giudicare), abbiamo avuto la sventura di leggere i versi di Sandro Bondi, già capo del dicastero dal 2008 al 2011, e ci pare francamente impossibile fare peggio, sia in campo letterario sia come ministro dei Beni Culturali. Per cronaca ricordiamo che parabola di Bondi al Mibac culminò, emblematicamente, col disastroso crollo, nella Pompei da lui stesso commissariata, della Domus dei Gladiatori. Ma da allora di anni ne sono trascorsi tre, e, tre sono stati i ministri che si sono succeduti al palazzo del Collegio Romano: Giancalro Galan, Lorenzo Ornaghi e Massimo Bray. Non volendo entrare nel merito dei singoli mandati, sarebbe stato difficile per chiunque stravolgere le politiche culturali di un Paese che Politiche culturali non ha mai avuto.

 

Ma come si muoverà il nuovo ministro è tutto ancora da scoprire. Ottenuto l’incarico, Dario Franceschini ha concesso un’intervista al Sole 24 ore. Vi abbiamo trovato lo slogan ormai logoro di come la cultura sia il “petrolio dell’Italia”, accanto al concetto di come il Mibact sia “il più importante ministero economico di questo Paese”, e che non vi è alcun contrasto tra tutela e valorizzazione (e all’apertura degli investimenti dei privati). Dov’è l’idea forte? Non l’abbiamo trovata, ma pare che il ministro si voglia muovere nell’immediatezza su tre fronti. Riprendiamo dall’intervista di cui sopra: “In questo momento, a poche ore dal giuramento, non voglio fare proclami né programmi prematuri. Penso che sul tavolo ci sia la riorganizzazione del ministero e non solo a livello centrale. Si partirà da lì. Ci sarà poi da aiutare l’integrazione delle strutture turistiche con quelle culturali e approfondire il rapporto con il sistema dei Comuni, che lavorano senza risorse, ma con grande capacità, per la valorizzazione delle loro risorse culturali”.

 

Poi in una lettera inviata ai dipendenti del ministero, Franceschini scrive: “Con voi desidero anche impegnarmi per rilanciare con orgoglio un programma di grande respiro. Musei, monumenti, aree archeologiche non sono solo il fulcro di importanti flussi turistici che dall’estero sempre di più sostengono un settore che, nonostante le difficoltà interne, conta il 10,3% del PIL. Sono anche potentissimi attrattori di investimenti stranieri, che trovano nella bellezza del nostro Paese un valido motivo per insediarvi attività e stabilimenti. Per questo ritengo fondamentale mettere la cultura e il turismo al centro delle politiche di governo”. Insomma, in questa primissima fase del suo ministero, Franceschini non è andato ancora oltre all’annuncio di princìpi generali, e in quanto tali largamente condivisibili. Ma l’Italia ha fretta, come Matteo Renzi ha avuto modo di ricordare al Paese e … al governo Letta. Aspettiamo dunque le prossime mosse, ma che siano sollecite. (a.d)





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