Forlì, al via la mostra “Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello”

Forlì, al via la mostra “Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello”

E’ tornata al suo antico splendore giusto pochi giorni fa e da domani, a Forlì, sarà possibile ammirarla all’interno della…


E’ tornata al suo antico splendore giusto pochi giorni fa e da domani, a Forlì, sarà possibile ammirarla all’interno della mostra “Melozzo da Forlì. L’umana bellezza tra Piero della Francesca e Raffaello” che sarà visitabile sino al 12 giugno. E’ il capolavoro “La Madonna di Senigallia” dello stesso Piero della Francesca. L’intervento di recupero è durato 250 ore. “Un evento – commenta il sottosegretario ai beni culturali Francesco Girostraordinariamente importante, preludio della grande esposizione che si terrà ai musei di San Domenico nella località romagnola e che spiegherà il Rinascimento italiano”.

Piero della Francesca, Madonna di Senigallia dopo l'intervento di restauro

Di quest’iniziativa è curatore Antonio Paolucci, già ministro dei beni culturali e attuale direttore dei musei vaticani: per lui  “questo dipinto è fra i più importanti e più belli al mondo perchè in esso si sono incontrati, e in qualche modo bilanciati, il Rinascimento italiano e quello fiammingo”. La datazione di quest’olio su carta riportato su legno di noce, che è conservato nella galleria nazionale delle Marche a Urbino, oscilla fra il 1472 e il 1474. Fu realizzato proprio a Urbino durante il soggiorno alla corte dei Montefeltro e forse per diretta committenza del duca Federico. “Il mio consiglio, per coglierne pienamente il valore, è di guardarlo – aggiunge – prima a tre-quattro metri di distanza, per percepire il suo aspetto monumentale, e poi da vicinissimo”. La tavola era già stata restaurata in passato, ma subì dei danni quando fu rubata nel 1975.

In questa occasione, dopo il controllo della coesione della pellicola e degli strati preparatori e la verifica dello stato di conservazione del supporto, sono seguite una pulitura degli strati superficiali con l’ausilio di uno stereomicroscopio e la reintegrazione delle piccole lacune.

A Forlì i riflettori, oltre che sulla “Madonna di Senigallia” e sul quattrocentesco Melozzo degli Ambrogi, saranno presentate complessivamente un centinaio di opere, fra cui quelle di Andrea Mantegna e di Donato Bramante, così come un’ampia sequenza di quelle, selezionate per precise affinità, di artisti che si ispirarono allo stesso Melozzo, in particolare Raffaello, Pedro Berruguete, Beato Angelico, Mino da Fiesole, Bartolomeo della Gatta e Antoniazzo Romano. Gli ultimi quattro che il protagonista della mostra incontrò a Roma nel periodo in cui la corte pontificia richiamava artisti da tutta la penisola.

Raffaello: San Sebastiano, particolare. Bergamo, Accademia Carrara

Altri esempi sono Domenico Ghirlandaio e Pietro Perugino di cui in San Domenico verranno proposte importanti testimonianze. E poi sarà illustrato, attraverso arredi, paramenti liturgici e codici miniati, lo sfarzo del papato. Dello stesso Melozzo è stata raccolta, per la prima volta, la totalità delle “opere mobili”, compresi gli affreschi staccati del colossale ciclo che creò per l’abside della chiesa dei Santi Apostoli a Roma e che ora è “diviso” tra Quirinale e musei Vaticani. Si parla di alcuni dei lavori più cari all’immaginario universale, vere e proprie icone di luminosa bellezza come gli “Apostoli” e gli “Angeli musicanti”. Lì accanto sarà collocato il grande affresco raffigurante Sisto IV in atto di nominare l’umanista Bartolomeo Platina prefetto della biblioteca apostolica.

Prima di questa occasione, non è mai uscito dai musei Vaticani.

Melozzo da Forlì: Sisto IV nomina Bartolomeo Platina Prefetto della biblioteca, affresco staccato portato su tela. Città del Vaticano, Musei Vaticani

E poi, nelle grandi sale che costituirono la biblioteca del convento e in alcune stanze del piano terra del complesso di piazza Guido da Montefeltro, sarà reso omaggio a Marco Palmezzano, un allievo del maestro forlivese, né mancheranno opere di Benozzo Bozzoli e Paolo Uccello. Info e prenotazioni 199.757515. (Marco Fornara)

Per ulteriori approfondimenti e altre immagini, rimandiamo all’articolo già pubblicato (clicca qui)

Raffaello: Busto di Angelo, olio su tavola trasferito su tela. Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo
Melozzo da Forlì: Angelo che suona la viola, affresco staccato riportato su cadorite




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