Firenze, guardare da vicino gli affreschi di Agnolo Gaddi in Santa Croce

Firenze, guardare da vicino gli affreschi di Agnolo Gaddi in Santa Croce

Per la prima volta la ”Leggenda della Vera Croce”, il capolavoro trecentesco di Agnolo Gaddi che decora la cappella Maggiore…


Per la prima volta la ”Leggenda della Vera Croce”, il capolavoro trecentesco di Agnolo Gaddi che decora la cappella Maggiore della Basilica di Santa Croce a Firenze sarà visitabile da vicino. Salendo sui ponteggi che i restauratori hanno adoperato per portare a compimento il delicato lavoro di recupero sugli 850 metri quadrati dell’affresco, i visitatori potranno ammirare da una distanza di pochi centimetri la bellezza di dipinti straordinari, personaggi, scene e volti che il pittore – figlio di Taddeo il grande discepolo di Giotto – ha ripreso con naturalezza impressionante; nei 40 minuti della visita, anche la possibilità di uno sguardo ravvicinato al presunto ritratto di Giotto.

 

IL RESTAURO, STORIA DI MECENATISMO CONTEMPORANEO

La storia del restauro ebbe inizio in Giappone, con la trasmissione, nel 2002, di un documentario a cura del professor Takaharu Miyashita, docente di Storia dell’Arte Italiana dell’Università di Kanazawa che illustrava diversi siti artistici italiani con particolare accento sui cicli in affresco Medievali e Rinascimentali e l’attività di restauro in Italia. In seguito alla visione documentario il signor Tetsuya Kuroda (un ricco uomo d’affari giapponese) prese contatti con il professore proponendogli di offrire una considerevole somma di denaro da devolvere al restauro di un ciclo pittorico dell’arte toscana e in particolare fiorentina. A Miyashita era affidata la scelta di questo ciclo e i contatti col mondo italiano per avviare i restauri.

Il professore contatta subito l’Opificio delle pietre dure per questa donazione, tra il 2002-2003 e dopo alcuni sopralluoghi fatti in Toscana e a Firenze, la cappella di Santa Croce, che mostrava chiari segni di degrado in atto, apparve corrispondere anche ai requisiti dello sponsor. Nel 2004 la firma del contratto, nel 2005 il via dei lavori, nell’autunno del 2010 la conclusione. Tetsuya Kuroda ha stanziato 150 milioni di yen (1.130.000 euro), Mibac 285mila. Alla direzione dei lavori (tutto il personale è interno all’Opifico delle Pietre dure) si sono succeduti nel tempo Cristina Danti, Cecilia Frosinini e Marco Ciatti; alla direzione tecnica del restauro Mariarosa Lanfranchi (responsabile del cantiere), Fabrizio Bandini, Alberto Felici, Paola Ilaria Mariotti.

Il ciclo di sffreschi appariva, visto da vicino, in una condizone di degrado avanzato. Sporco, e minacciato da condizoni climatiche non ideali, con vecchie fessure mal ricucite in passato, tracce d’infiltrazioni d’acqua e lo strato pittorico aggredito dalla cosiddetta “solforazione” che ne modifica la struttura chimica e colore. Puliture al laser, procedimenti chimici per arrestare l’avanzata del solfato di calcio, il consolidamento della pellicola pittorica, questo a grosse linee, l’intervento.

 

LA LEGGENDA DELLA VERA CROCE

 

Il ritratto del pittore

Alta trenta metri e larga dieci, per una superficie dipinta di circa 850 metri quadtrati, il ciclo di affreschi della Cappella Maggiore rappresentano un ampio repertorio del mondo trecentesco  ed una continua sorpresa, una sorta di vera caccia al tesoro di particolari a volte dotti a volte curiosi, l’omaggio a Giotto (nel presunto riratto), ma anche l’immancabile ritratto dei committenti, la famiglia Alberti, e i francescani di Santa Croce compirono che commissionarono l’affresco al Gaddi negli anni ’80 del ‘300.

Una premessa, sotto il nome di Leggenda della Vera Croce sono raccolte varie storie  medievali relative alla tradizione dell’origine del legno sul quale venne crocifisso Cristo e alle vicende del suo miracoloso ritrovamento ad opera di Sant’Elena. La versione più nota di questa storia ed alla quale è ispirata l’opera del pittore, è quella ripresa nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine, opera composta nel XIII secolo.

Diviso in due parete, ciascuna delle quali a sua volta suddivisa in quattro riquadri e affiancate da vele, la Leggenda della Vera Croce di Agnolo Gaddi segue una narrazione iconografica, densa di personaggi e di “fatti”. Un fumettone, bellissmo. Pitture che dovevano stupire, indottrinare, indicare la via della Chiesa ad un popolo che alle immagini doveva essere particolarmente sensibile, perché esente dal bombardamento quotidiano che oggi ben conosciamo.

Il presunto ritratto di Giotto
Il ritratto dei committenti
La regina di Saba
Lo sviluppo completo del ciclo degli affreschi
Santa Elena

 

Taddeo Gaddi

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