“Ecce Animal”: un cranio di cocaina, opera dell’olandese Diddo

“Ecce Animal”: un cranio di cocaina, opera dell’olandese Diddo

L’artista olandese Diddo ha scolpito un teschio usando come materia prima cocaina di strada. Ecce Animal il titolo dell’opera che nasce come riflessione sulla natura umana


Nella storia dell’arte, dall’antichità ai nostri giorni, ovvero dalle sculture pre colombiane all’arte della controriforma, dal teschio fumatore di Vincent van Gogh al teschio tempestato di diamanti di Damien Hirst, il cranio umano è stato un’insostituibile fonte d’ispirazione, richiamo all’inesorabilità della vita, alla “vanitas”, alla caducità dei beni e dei piaceri terreni. Ma ai contemporanei non basta più evocare attraverso la raffigurazione, la materia acquista lo stesso peso narrativo dell’immagine ed è così che questo chiarissimo simbolo della mortalità acquista significati più complessi. E’ su questo che tanto Hirst quanto il 36enne olandese Diddo, artista molto apprezzato, pare, da Lady Gaga e Sacha Baron Cohen, accentrano la loro provocazione. Nessuna fascinazione della tossicodipendenza, sia chiaro, e nessun monito, Diddo, che ha dato all’opera le dimensioni reali di un cranio, realizzandola con vera cocaina da strada, ovvero pura al 15-20 per cento stando alle analisi di laboratorio, sostiene in un’intervista all’Independent  d’essere attratto proprio dalla complessità dell’essere umano: “Per me, il comportamento umano è enigmatico e in continua evoluzione – dice . – Non possiamo vivere insieme e non possiamo vivere separati. Ecce Animal è il tentativo di cristallizzare la vera energia ‘umana’ generata da questa collisione “. Collisione tra il lato umano e il lato animale dell’essere, e sulla realtà della morte, un pensiero onnipresente che si annida da qualche parte  nell’uomo come nell’animale.

Diddo accompagna le sue opere con brevi poesie, ecco il teso che ha scritto per “Ecce Animal”:

Una volta eravamo animali.

Come ogni altro, abbiamo vissuto in un ambiente di paura e bisogno.

Poi, siamo diventati ‘umani’ e aspiravamo ad essere migliori.

Abbiamo imparato a controllare il nostro ambiente, ma la paura è restata,

perché non abbiamo mai imparato a controllare noi stessi.

E ‘spaventoso guardare il volto del nostro lato animale messo a nudo

attraverso un confortevole eccesso; le spoglie della sua aggressione.

Ma che cosa è esattamente l’immagine che affrontiamo?

E questa divisione nella nostra idea di essere?

O è la realizzazione che, visto che abbiamo dominato il mondo esterno,

noi resteremo sempre asserviti al nostro io interiore.

 

“Ecce Animal”

Once we were animals.

Like any other, we lived in an environment of fear and want.

Then, we became ‘human’ and aspired to be better.

We learned to control our environment but the fear stayed,

because we never learned to control ourselves.

It is frightening to look at the face of our animal side laid bare

by comfortable excess; the spoils of its aggression.

But what exactly is it about this image that is so confronting?

Is it this division in our idea of self?

Or is it a realization that though we have mastered the outside world,

we will always remain subservient to our inner selves.

 

 

Image courtesy: Diddo – via http://bydiddo.com/Ecce-Animal





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