Da Caravaggio a Canaletto, due secoli d’arte italiana per incantare Budapest

Da Caravaggio a Canaletto, due secoli d’arte italiana per incantare Budapest

Da Caravaggio a Canaletto, la gloria del barocco italiano e del rococò. Museo di Belle Arti, Budapest, fino al 16 febbraio


Una mostra splendida per celebrare la luminosa stagione della pittura italiana del 17 ° e 18 ° secolo, e concludere la stagione culturale italiano- ungherese del 2013. Dal naturalismo di Caravaggio (ben 9 le opere del Merisi esposte) all’avvento del neoclassicismo, passando per la nascita del vedutismo (4 i dipinti del Canaletto), la mostra attraversa in 140 opere due secoli d’arte italiana andando a porre l’attenzione anche su artisti meno celebrati all’estero, come i Carracci e i Reni, figli d’un tempo in cui la pittura italiana dopo secoli di predominio aveva trovato grandi rivali in Olanda e in Spagna.

Longhirinoceronte

Il museo di Pest, che vanta alcune delle più grandi acquisizioni dell’ex impero asburgico – da Cranach a Goya, e molti altri – solo tre anni fa aveva dedicato una mostra al Rinascimento italiano che aveva attirato circa 250.000 visitatori, l’ambizione è simile. Grazie a un nucleo di opere della stessa galleria e prestiti in arrivo da 62 collezioni internazionali: Prado, Louvre, Uffizi e Galleria Borghese tanto per citarne alcuni. E da Roma, ecco il Ragzzo con canestro di frutta, il Caravaggio datato 1593 che apre idealmente il percorso. E’ il momento in cui il manierismo lascia spazio alla realtà, il Barocco di affaccia. Seguono composizioni religiose della pittura caravaggista, incluse due versioni della Salomè di Caravaggio , poi  il barocco classicheggiante di Lodovico, Agostino e Annibale Carracci, e una bella panoramica di nature morte, paesaggi, ritratti e ritratti di genere per un ricchissimo catalogo che sfocia nei quattro Canaletto che catturano lo splendore decadente del ‘700 veneziano. Una chicca è il famoso Rinoceronte di Longhi del 1751, cronaca dipinta di quando, in occasione del carnevale un rinoceronte indiano chiamato Clara fu portato in laguna lasciando i locali, nascosti dietro le loro maschere, tra stupore e soggezione. (www.szepmuveszeti.hu ) (a.d)

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