Crowdfunding on line per il Duca d’Este

Crowdfunding on line per il Duca d’Este

E’ in corso una campagna di crowdfunding via web tra USA e Italia per “donare” un basamento antisismico al Busto di Francesco I d’Este, gioiello della Galleria Estense di Modena


L’iniziativa di raccolta fondi  voluta dalla Soprintendenza di Modena e Reggio Emilia e promossa negli Stati Uniti da Friends of FAI e in Italia direttamente dalla Galleria Estense, è l’occasione per testare le potenzialità di raccolta fondi via web sul mercato internazionale.

La campagna dunque che potrebbe essere la prima di una serie da lanciare nel panorama internazionale. Nello specifico quella lanciata tra States e Italia ha come finalità quella di restituire al mondo il Busto di Francesco I d’Este, capolavoro di Gianlorenzo Bernini e opera simbolo della Galleria Estense di Modena chiusa per i danni del violento terremoto della primavera 2012. Occorre trovare 60mila dollari per realizzare un innovativo basamento antisismico per esporre nuovamente al pubblico il capolavoro.

L’iniziativa, che si inserisce nell’ambito delle attività dell’Anno della cultura italiana negli USA, è partita proprio negli Stati Uniti il 16 maggio e terminerà il 30 giugno 2013, condotta sul portale Indiegogo.com; in Italia la campagna è partita il 18 maggio, per terminare il 2 luglio, su www.forItaly.org – una piattaforma, quest’ultima, appositamente realizzata. Mancano deste_bigpoco più di 28mila euro all’obiettivo.

Il progetto di raccolta fondi è stato sposato con da numerose realtà culturali, imprese private e personalità amate negli Stati Uniti come in Italia come Mirella Freni e Raina Kabaivanska – grandi artiste e amiche di una vita di Luciano Pavarotti – lo chef di fama mondiale Massimo Bottura, Piero Ferrari – figlio d’arte del grande Enzo – ma anche il Teatro Comunale Luciano Pavarotti di Modena, il Museo Casa Enzo Ferrari, Alcantara, Berlucchi, il Modena Calcio.

Il ritratto marmoreo del duca Francesco I d’Este  è uno dei punti d’arrivo della maestria del Bernini.
Nel 1650 il duca di Modena si rivolse al fratello, cardinale Rinaldo d’Este, affinché ottenesse dal più grande artista del suo tempo, un suo ritratto in marmo. Il cardinale tentò di dissuadere il fratello, suggerendogli piuttosto di rivolgersi al maggior rivale di Bernini, Alessandro Algardi, in quanto “al cavalier Bernino, il quale non opera che a favore di amici o istanza di gran personaggio, non si può prescrivere né tempo né prezzo”.
Ma il duca voleva a tutti i costi Bernini e alla fine lo scultore accettò la commissione.
Il 1° novembre del 1651 il busto ritratto, trasportato su un carro trainato da buoi, giunse a destinazione a Modena.  “Un’impresa quasi impossibile” era stata compiuta, come scrisse lo stesso Bernini, che fu costretto ad eseguire l’opera senza aver mai veduto il duca, dunque senza il modello vivente. Francesco I inviò a Roma allo scultore una serie di ritratti eseguiti dal pittore fiammingo Justus Sustermans da utilizzare come modello. Ma Bernini teneva a sottolineare come “creder poi di poter farlo somigliare con haver davanti agli occhi una pittura, senza vedere né haver mai visto il naturale, è impresa quasi impossibile”. Bernini tuttavia riuscì egualmente a restituire mirabilmente il carattere imperioso e volitivo del duca e a convogliare nel busto l’essenza stessa della regalità e dell’autorità. Il tutto nella straordinaria leggerezza dei panneggi svolazzanti e dell’esuberante parrucca a conferma di come la dura superficie del marmo sotto lo scalpello del Bernini sembrasse molle come cera.
Nenanche a dirlo: Francesco I fu entusiasta del busto e decise di ricompensare l’artista con l’astronomica cifra di tremila scudi, quanto il pontefice Innocenzo X aveva pagato per l’intera Fontana dei Fiumi in Piazza Navona a Roma.

(r.d)





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