Chernobyl Diaries, l’abuso horror è servito

Chernobyl Diaries, l’abuso horror è servito

In un’estate italiana povera di nuove uscite cinematografiche, mercoledì 20 arriverà in sala il film horror Chernobyl Diaries – la mutazione, spettrale racconto del terrore ambientato nei pressi della famigerata e ormai abbandonata centrale nucleare esplosa nell’aprile del 1986


Nelle settimane scorse, quando il film di Bradley Parker è uscito nei cinema americani ha ricevuto le proteste di molti che hanno visto nel film la spettacolarizzazione di un disastro che ha avuto tragiche conseguenze umane.

Il produttore, Oren Peli, meglio conosciuto come il creatore della franchise horror “Paranormal Activity”, s’è difeso affermando che il suo film  ha “lo scopo di intrattenere e mai offendere”. Ma la polemica non s’è placata e sui social network sono fioriti gruppi che hanno pubblicato petizioni on line e chiamato al boicottaggio.

Il film racconta le “disavventure” di un gruppo di turisti in visita alla città fantasma di Prypiat, Ucraina, luogo che fino al momento della tragedia ospitava i lavoratori della centrale di Chernobyl. Fu abbandonato nel 1986 come tutte le cittadine delle vicinanze, mentre a 26 anni di distanza Ucraina, Russia e Bielorussia sono ancora alle prese con le conseguenze dell’esposizione alle radiazioni collegata alla morte, ai problemi di salute cronici e alle malformazioni alla nascita di migliaia di persone.

Nel film, tuttavia, il gruppo di vacanzieri che ignora gli avvertimenti e si reca a Prypiat rimanendovi intrappolato e non solo, deve trovare un modo per scappare mentre combatte contro misteriosi aggressori che forse, solo forse, sono umani.

Vedere adolescenti che vanno in vacanza a Chernobyl come se stessero andando a Disney World non è proprio edificante; l’orrore lì è stato reale e chiunque si avvicini a quei luoghi dovrebbe avere lo stesso rispetto che si riserva ai luoghi della memoria come Auschwitz o il Museo di Hiroshima. E’ fuor dubbio che si sia voluto utilizzare il nome Chernobyl e gli spettri che evoca per dare forza ad un’idea debole che, se ambientata in un luogo di fantasia non avrebbe avuto alcun appeal sul pubblico. Tutto normale, nella società dello spettacolo.





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