Caravaggio e il monumento funebre di Porto Ercole

Caravaggio e il monumento funebre di Porto Ercole

Il 18 luglio a Porto Ercole inaugurerà il monumento funebre di Caravaggio, ospiterà i resti (presunti) dell’artista che nella cittadina dell’Argentario morì solo e disperato il 18 luglio di 404 anni fa, era il 1610


Le operazioni messe in piedi dal presidente della Fondazione Caravaggio, Silvano Vinceti, sembrano costruite apposta per far discutere e costruire spettacolo, e non che nel fare show vi sia qualcosa d’immorale, sia chiaro. Dagli scavi per la ricerca delle ossa di Monna Lisa a quelli condotti proprio a Porto Ercole, dove nel 2010, esattamente 400 anni dopo la morte, scoprì nel

Immagine via FB
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cimitero di San Sebastiano i resti del Merisi (ritrovamento controverso, inevitabilmente, ma “al di sopra di ogni ragionevole dubbio” a sentir lui ) sino all’idea di compiere operazione analoga a Messina, alla ricerca, neanche a dirlo, delle ossa del magnifico Antonello; azzardiamo che Vinceti debba essere convinto del valore culturale di questo genere d’intraprese. Un senso che, ingenuamente, ci sfugge. La dimensione spettacolare, tuttavia, è innegabile. Come quando a bordo di un veliero Vinceti riportò il mucchietto d’ossa a Porto Ercole. E qualcosa di fortemente teatrale, a guardare il rendering, c’è in quel monumento che il 18 luglio sarà scoperto per ospitare i resti mortali dell’artista seicentesco.

Le ossa di Caravaggio troveranno posto sotto un arco bianco realizzato dallo scultore Giuseppe Conte, sormontato da un cesto di frutta in ceramica ispirata alla famosa Canestra di Brera, il tutto circondato dai colori e dai profumi delle piante mediterranee: gelsomino, lavanda, rosmarino. Durante la cerimonia d’inaugurazione, il 18 luglio, saranno anche inumati i resti dell’artista.

Resti presunti, si affannano ad aggiungere i detrattori di turno. Non lo sappiamo, ma qual è il problema? Ammesso che si tratti delle vere ossa del Caravaggio (e non stiamo qui a elencare le prove pro e quelle contro) non è così che si rende onore alla memoria di uno dei più grandi artisti d’ogni tempo. Sono proprio le controversie derivanti dal ritrovamento (che non è stato casuale, ma fortemente voluto, troppo voluto per non destare sospetti) a far immaginare a una banalissima operazione di propaganda. Se si voleva creare una nuova attrazione turistica all’Argentario (che è tanto bello da non averne alcun bisogno), allora si poteva avere perlomeno il coraggio di dichiararlo, a costo d’incorrere nel kitsch più brutale, e si costruiva vista mare un bel parco a tema stile Disneyland, con tanto di figuranti in costume intenti a replicare la tavolata della Vocazione di San Matteo e ragazzini avvolti in lenzuola messi a suonare liuti. Avremmo fatto egualmente ridere il mondo ma lasciato il povero Caravaggio riposare in pace.  (a.d)





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