Caravaggio e i caravaggeschi, una bella mostra a Novara

Caravaggio e i caravaggeschi, una bella mostra a Novara

“Capolavori Caravaggeschi a Novara – Pittura di realtà a Novara e nel suo territorio”; dal 31 maggio al 20 luglio 2014, all’arengo del Broletto di Novara una mostra che si focalizza sull’Ecce Homo di Caravaggio per accompagnare il visitatore attraverso le opere dei caravaggeschi che operarono tra Piemonte e Lombardia. Promossa ed organizzata dalla soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico del Piemonte, dall’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Novara e dall’ATL della Provincia di Novara, l’esposizione è frutto di un intenso lavoro di studio, ricerche e restauri che hanno permesso di riscoprire autentici capolavori, selezionati dai curatori Anna Maria Bava e Francesco Gonzales


Controversa è la data dell’Ecce Homo di Caravaggio, 1605 secondo alcuni, 1609 secondo John Gash, controversa è anche l’attribuzione (negli anni ’50 fu Roberto Longhi a confermarla). Sta di fatto che l’opera conservata al Palazzo Bianco di Genova e da oggi visitabile a Novara, è un capolavoro. E particolare è la sua storia.

Storia ufficiale vuole che il cardinale Massimo Massimi commissionasse dipinti sul tema dell’Ecce Homo a tre artisti: Cigoli, Caravaggio e Domenico Passignano senza informare gli artisti delle diverse commissioni e che al fine giudicasse migliore l’opera di Cigoli (sic!). La versione di Caravaggio ci mostra la scena dell’Ecce Homo un momento prima che Pilato pronunci le sue parole.  Cristo ha già la corona di spine, beffardamente posatagli sul capo dai suoi aguzzini. C’è lo stile romano del Caravaggio ormai maturo nell’opera, certo la sua evocazione. La sua luce drammatica, l’assenza di sfondo, il realismo psicologico di un torturatore che sembra mescolare sadismo con pietà e di un Pilato, che in linea con la tradizione, viene mostrato con atteggiamento neutro e forse quasi simpatico.

Il contratto per l’Ecce Homo fu firmato il 25 giugno 1605, il termine della consegna fissato nel mese di agosto. Se Caravaggio ha lo abbia rispettato è incerto, a luglio infatti fu arrestato per aver danneggiato la casa di Laura della Vecchia e sua figlia, Isabella. Amici influenti gli permisero di uscire, ma il 29 luglio si ritrovò in guai ben più seri per aver aggredito il notaio Mariano Pasqualone, e, di conseguenza, fuggì a Genova fino alla fine di agosto. Ma i suoi guai con la legge erano tutt’altro che finiti e a settembre venne denunciato dalla sua padrona di casa per un lancio di pietre contro la finestra, a ottobre fu “vittima” di un misterioso incidente in cui fu ferito alla gola e all’orecchio (Caravaggio sosteneva d’essere caduto sulla sua stessa spada) e, infine, nel maggio 1606, fuggì definitivamente da Roma dopo aver ucciso Ranuccio Tomassoni. In breve, quando Caravaggio riuscisse a consegnare l’opera al suo committente è del tutto incerto. Ma la storia meritava comunque d’essere ricordata.

Se l’Ecce Homo è l’ospite d’onore della mostra, nel percorso in tre sezioni si ammirano alcuni capolavori provenienti dal territorio della Diocesi di Novara e dalle Collezioni Civiche.

Nella prima sezione si trovano opere provenienti dal territorio, tra cui “L’Annunciazione” di Simone Peterzano, il maestro del Caravaggio, ospitata nella Chiesa di Santa Caterina a Galliate (NO) e il “Sacrificio di Isacco” attribuita al Vermiglio dalla chiesa parrocchiale di Baveno (Verbania).

Nella sezione dedicata alle raccolte civiche si trovano alcuni dipinti dei Musei Civici restaurati di recente, e nell’ultima sezione opere di pertinenza di parrocchie del territorio ma provenienti da Roma, come dono degli emigranti: una su tutte il “San Carlo in preghiera” di Giovanni Baglione, conservato nella chiesa parrocchiale di Pogno.

In mostra anche opere di Valentin de Boulogne, Nicolas Tournier, Domenico Fiasella e altri emuli di Caravaggio.

In occasione della mostra, tornano temporaneamente in città anche opere di proprietà della Famiglia Faraggiana e altre disperse a seguito delle soppressioni napoleoniche come l’“Adorazione dei Pastori” di Vermiglio proveniente dalla Pinacoteca di Brera, e due tele di Tanzio da Varallo, oggi esposte alla Pinacoteca Sabauda di Torino.

Da guardare con attenzione la sezione con un nutrito gruppo di opere di Antonio d’Enrico detto Tanzio da Varallo, il più rappresentativo tra i pittori che presentano accenti caravaggeschi, da lui appresi grazie alla permanenza a Roma durata sedici anni. Il forte legame è testimoniato dalla pala con il San Carlo comunica gli appestati”, datata 1616, realizzata dopo il ritorno in territorio novarese. Gli echi appresi da Gaudenzio Ferrari si mescolano ad un’anima più realistica e rendono le figure ancora più naturali, con una corposità che sembra quasi prendere vita. www.turismonovara.it

 

 

 





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