Bob Dylan, fine pittore. Milano lo celebra a Palazzo Reale

Bob Dylan, fine pittore. Milano lo celebra a Palazzo Reale

Bob Dylan, New Orleans Series. Dal 5 febbraio al 10 marzo 2013 a Milano, Palazzo Reale. Una mostra curata da Francesco Bonami e prodotta dal Comune di Milano


Dire che Bob Dylan è musicista, poeta della canzone e pittore è come dire di Einstein “scienziato e violinista”, il che non è formalmente sbagliato, visto che il genio della Relatività il violino lo suonava, ed anche benino, ma significa voler mettere sullo stesso piano l’immensità del suo lavoro nel campo della fisica e il suo discreto talento musicale.

HD_BOB-DYLAN_Little-TheaterInsomma, Bob Dylan non è un pittore fenomenale, ma è pur sempre Bob Dylan, un genio che d’immagini (in musica e poesia) ha nutrito intere generazioni. Ed anche lui se ne è nutrito. Infatti, recita la biografia, “disegna fin da quando era molto giovane e che verso la fine degli anni ‘60 ha iniziato a dipingere”. A livello stilistico, i grandi del ’900, da Chagall agli espressionisti sembrano essere i suoi punti di riferimento, ma anche i fumetti devono averlo influenzato un bel po’. Più semplicemente Dylan dice della sua pittura: “Disegno ciò che interessa a me, e poi lo dipingo. File di case, ettari a frutteto, le linee di tronchi d’albero, potrebbe essere qualsiasi cosa. Posso prendere una ciotola di frutta e raccontare della vita o del dramma della morte. Le donne sono figure di potere, ed io le ritraggono così…”.

La prima collezione di bozzetti e disegni di Dylan, nata in un tour che lo portò dall’America in Europa e Asia tra il 1989 e il 1992, fu pubblicata nel 1994 in un libro dal titolo Drawn Blank ed esposta per la prima volta al Kunstsammlungen di Chemnitz in Germania nel 2007, rielaborata per la mostra in versione di acquarelli e gouaches con il titolo The Drawn Blank Series (mostra poi presentata all’Albertina di Torino due anni fa) . Una seconda serie di tele vede la luce nel 2010, in occasione di una personale in Danimarca, alla National Gallery di Copenhagen, per la quale Dylan crea The Brazil Series.

I 23 dipinti esposti nelle sale di Palazzo Reale sono ambientati nella New Orleans dell’immaginario, la città impregnata nell’atmosfera un po’ losca ma cool degli anni ‘40 e ‘50. La mostra è una narrazione personale, dove ogni opera è un frammento di una storia più grande e ogni immagine vive a metà fra sogno e ricordo.

NON M’IMPORTA DELLA CRITICA MA DELLA GENTE

Dipingo per le persone” ha affermato Bob Dylan”, quasi come un sarto fa un vestito per qualcuno”.

Per Milano è un onore ospitare nella cornice di Palazzo Reale, per la prima volta in Italia, le opere di un artista come Bob Dylan. Un grande musicista, che ha trovato ispirazione anche nella pittura. E’ stato emozionante incontrare Bob Dylan qui a Milano. Un poeta eccezionale che con le sue canzoni, il suo impegno civile per la pace, ha accompagnato le vite di tante generazioni e ancora oggi è seguito da moltissimi giovani. Bob Dylan è riuscito ad andare oltre il proprio orizzonte artistico, parlando a milioni di persone non solo con il linguaggio della musica, ma anche con quello della pittura”, ha detto il sindaco, Giuliano Pisapia, dopo l’inaugurazione della mostra. E infatti “il menestrello” domenica sera  era a Milano per vedere la sua mostra : ”La prima domanda che mi ha fatto – ha raccontato Francesco Bonami è stata se i quadri erano piaciuti alle persone che avevano allestito la mostra. A lui non interessa piacere ai critici ma alla gente, per questo – ha concluso – ha voluto accertarsi che la mostra fosse totalmente gratuita”.

IL PERCORSO ESPOSITIVO

Basati su immagini fotografiche, i dipinti si muovono fra l’isolamento dei soggetti e scene dove i personaggi sono immersi in una tensione ed una violenza intime . Amore e violenza sembrano però rimanere sempre sul bordo della tela, creando una strana atmosfera di sospensione. L’emozione rimane intrappolata nel dipinto, in attesa che lo sguardo dello spettatore la liberi. Anche il tempo è come rallentato e Dylan unifica la sua illusione pittorica svuotando quasi completamente i lavori del loro colore, come su una vecchia pellicola un po’ sbiadita. L’occhio si trasforma così in una lente capace di sostituire la registrazione della realtà al ricordo”.

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Il ritmo di tutta la mostra ha il passo di una giornata che scorre. L’artista e gli spettatori si muovono fra i quadri come personaggi di un film, passeggiano fra le ore del giorno osservando la realtà che li circonda ma mantenendosi a distanza. Da scene di totale indolenza come in Blowtorch, Sala da Ballo o Stazione Ferroviaria si scivola così dentro un’atmosfera di tensione e violenza nascoste e misteriose come Blind Man, Jockey Club, Peace Maker, Rescue Team o Hitman.
Se la spiritualità è evidente in Church Goers e Minister, queste tele sono però in aperto contrasto con la sessualità prima appena accennata in Masked Dance e poi esplicita in Fire Dancer, Romeo and Juliet e altri dipinti senza titolo. Poi finalmente i dipinti delle Courtyard danno un po’ di respiro alla fine del giorno.

La mostra è accompagnata da una rassegna cinematografica dedicata a Bob Dylan, organizzata da Fondazione Cineteca Italiana, che si svolgerà dall’1 al 3 marzo 2013 presso la Sala Alda Merini – Spazio Oberdan della Provincia di Milano. (a.d)

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