Biennale. “In Principio”: Vaticano e arte, un nuovo inizio

Biennale. “In Principio”: Vaticano e arte, un nuovo inizio

La partecipazione della Santa Sede alla Biennale come inizio di un nuovo incontro tra Chiesa e arte


Accogliente come un abbraccio, è il Padiglione della Santa Sede per questa 55ma Biennale d’arte di Venezia. Il primo della sua storia

In Principio, il titolo scelto per un racconto che intende partire dai fondamentali. Dagli undici capitoli della Genesi, certo, dai 500 anni della Cappelle Sistina che li illustrava, e anche questo è vero; e poi come ha spiegato il cardinale Gianfranco Ravasi (commissario del Padiglione, che è curato dal direttore dei Musei Vaticano, Antonio Paolucci ) per riaprire un dialogo con l’arte che la Chiesa ha lungo interrotto: “Siamo parti dalla parola ebraica che significa inizio, anche perché spero che questa nostra presenza possa essere un seme che germogli in futuro […] Per 20 secoli arte e fede hanno camminato insieme, ma negli ultimi 50 anni sono state separate. E’ giunto il momento di andare oltre il divorzio”.

E allora in una delle posizioni migliori del sito espositivo ecco le opere d’arte commissionate dalla Santa Sede. Il trittico pop di Tano Festa che riscrive il Michelangelo de la Creazione di Adamo, i film interattivi realizzati del gruppo artistico milanese Studio Azzurro sulla base del Libro della Genesi, interpretato dai detenuti di un carcere milanese, si tocca lo schermo e questo rimanda la storia e le origini del soggetto, e poi la stanza delle fotografie del ceco Josef Koudelka che mostrano la distruzione dell’uomo sull’ambiente (la de-creazione). Il percorso si conclude con un poetico dipinto coperto di ghiaccio che si sta lentamente sciogliendo dell’artista australiano Lawrence Carroll.

 

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Ma questo non è che un inizio, un principio, appunto. Ravasi ha assicurato che la Santa Sede ha dato così inizio a un lungo percorso che continuerà con la costruzione, in tutto il mondo, di chiese in stile contemporaneo e la creazione di nuovi oggetti di culto. Gli artisti contemporanei saranno pagati per progettare nuovi altari, fonti battesimali, tabernacoli e leggii. Si cercano, inoltre, artisti donne, perché “hanno un’altra lingua”, ha detto il presidente del Pontifico consiglio per la Cultura.  Insomma, se è vero che l’arte è una nuova religione, la Chiesa vuole ora riprendersi un ruolo che ha ricoperto – benissimo – per 20 secoli: essere polo d’attrazione per gli artisti. Amen.

 

(a.d)

 





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