Biennale, in casa di Eva Peròn

Biennale, in casa di Eva Peròn

E’ ancora tempo di Biennale, anche se i media sembrano averlo dimenticato. Riprendendo il giro virtuale per padiglioni nazionali approdiamo in Argentina per imbatterci in Rapsodia inclusa, di Nicola Costantino, un ritratto “altro” di Eva Pèron l’artista si mette alla ricerca del vero volto di Eva: oltre l’icona, oltre il mito. Curatore è Fernando Farina


Per gli ultimi due anni, l’artista nata a Rosario ha lavorato sul progetto dedicato a Eva Perón, che lei stessa incarna in due video installazioni. “L’installazione è composta da quattro parti: Eva, Dior.– spiega –  una rapsodia incompiuta poiché la protagonista muore giovane. La rapsodia è una composizione musicale tipica del Romanticismo ed Eva in effetti ricorda l’eroina di un capolavoro romantico. Nacque nella povertà, raggiunse la gloria e morì giovane”.

 

Eva Perón, paradigma della storia al femminile eppure mai ritratta dal linguaggio contemporaneo. “Sono attratta in particolar modo dal segno che ha lasciato nel nostro registro emotivo, visto che per noi argentini è stata parte della nostra vita fin dall’infanzia. Il suo status di figura femminile emblematica del XX secolo trascenderà sempre i fatti politici e storici e va oltre qualsiasi particolare idealizzazione o costruzione mitica intorno alla sua figura”.

 

 

Rapsodia Inconclusa prova a svuotare delle incrostazioni ideologiche la figura di Eva. E la Costantino lo fa in quattro opere che raccontano Eva nella sua peripezia tra personale e politico, tra reale e fittizio, tra privato e pubblico.

Due video-installazioni (Eva los sueños e Eva el espejo Eva i sogni e Eva lo specchio), un oggetto-macchina (Eva la fuerza – Eva la forza) e una scultura quasi astratta (Eva la lluvia – Eva la pioggia): Eva rivive all’interno del Padiglione. “Lo spazio rappresentato è la sua casa: il soggiorno, la sala da pranzo, lo studio e la camera da letto, dove si muove nella quotidianità di sei momenti diversi della sua vita. Lungo le tracce di un unico spartito esistenziale co-esistono sei Evita: Eva malata, Eva attrice al tempo dei famosi vestiti stampati a fiori, Eva, in una domenica mattina, Eva instancabile, con il tailleur e lo chignon, la regina del popolo vestita Dior per il galà al Teatro Colón. L’Evita che nella successione temporale di un unico, ineffabile spazio, attraversa la solitudine di tutte le donne che ha incarnato. Alla leggerezza sospesa delle due video-installazioni si affianca la forte presenza di Eva la fuerza (Eva la forza) e di Eva la lluvia (Eva la pioggia). Il primo è un abito-macchina in ferro cromato ispirato al mito che circonda la sua ultima apparizione pubblica, quando il marito divenne presidente per la seconda volta ed Eva, molto malata, sorretta da una struttura occultata dalla pelliccia di visone, salutò la folla dalla macchina. Eva la lluvia (Eva la pioggia) chiude simbolicamente il percorso. Un tavolo in acciaio inox è coperto da una montagna di lacrime di ghiaccio che si fondono trasformandosi in gocce d’acqua: quelle che caddero incessantemente durante i quattordici giorni di pioggia del suo funerale”.

La Eva che emerge? Una donna enigmatica, certo sola. (a.d)

 

RAPSODIA INCONCLUSA – UNFINISHED RHAPSODY / NICOLA COSTANTINO from VZA on Vimeo.





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