Biennale di Venezia. Il Palazzo Enciclopedico è in viaggio

Biennale di Venezia. Il Palazzo Enciclopedico è in viaggio

Il Palazzo Enciclopedico del Mondo di Marino Auriti (1891-1980)
ha ispirato a Massimiliano Gioni il tema dell’esposizione internazionale d’arte della 55ma Biennale di Venezia. Pochi sanno che il palazzo esiste, almeno nella forma di modellino


Marino Auriti immaginò un edificio che contenesse tutta la conoscenza umana: “Tutto, dalla ruota al satellite“, scrisse, quest’immigrato autodidatta coi sogni di un architetto e

Auriti col suo Palazzo - Immagine: American Folk Art Museum
Auriti col suo Palazzo – Immagine: American Folk Art Museum

l’anima del filosofo. E il suo palazzo lo immaginò così, come una sorta di grattacielo, o torre di Babele alto più di duemila metri. Quel museo del genere umano, o almeno, il modellino in scala alto 11 metri e largo 7, che Auriti stesso fabbricò con legno, plastica, vetro e metallo oggi è parte della collezione dell’American Folk Art Museum di New York, a cui è stato donato, in sua memoria, da Colette Auriti Firmani.

Com’è noto, il sogno di Auriti è diventato il tema e la fonte d’ispirazione della 55esima Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, e, per celebrare questa collaborazione di buon auspicio, l’American Folk Art Museum sta inviando il Palazzo di Auriti in Laguna, dove sarà in mostra per tutta la Biennale (1 giugno – 24 novembre 2013).

Un oggetto che esemplifica la singolare audacia di molti creatori autodidatti del ‘900 che, non essendo arroccati in restrizioni accademiche, seguirono liberamente, anche se talvolta in maniera naif, le loro visioni individuali.

Nato a Guardiagrele, in Abruzzo, Auriti giunse negli Stati Uniti tra il 1923 e il 1930; lavorò come meccanico ma l’architettura fu sempre il suo grande amore. Malgrado l’idea di destinazione sembrasse una follia, il progetto architettonico per il Palazzo, regolarmente brevettato, è piuttosto classico. E’ un grattacielo, fatto di legni vari, metallo, plastica (inclusi vari pettini per capelli) e celluloide, ed è sormontato da un’antenna televisiva. Alcune frasi incise sull’architrave esemplificano le dichiarazioni d’intenti di Auriti come “Non abusare delle generosità”. Cominciò a lavorarvi alacremente al momento del suo pensionamento, nel 1950, e quando lo terminò, tre anni dopo, costruì una vetrina a forma di piramide per contenerlo, lo espose due volte (in un negozio e in una hall banca) ricevendo qualche articolo giornalistico e un po’ di fama.

Realizzato su una scala di 1:200, se fosse effettivamente costruito, il palazzo avrebbe 136 piani e sarebbe alto 2322 metri, il che l’avrebbe reso, allora, l’edificio più alto del mondo. L’artista immaginava il Palazzo costruito a Washington, DC.  La scultura, invece, è stata conservata in un magazzino per diversi decenni. Con la dedica di Massimiliano Gioni e della Biennale, il mondo riscopre un personaggio amabile. E mentre nel comune di nascita, in provincia di Chieti, si pensa alle giuste celebrazioni, la visione “umanistica” di Auriti oggi commuove in tutta la sua semplice follia. (a.d)





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