Biennale d’arte. I volti della disoccupazione nella mostra della Catalogna

Biennale d’arte. I volti della disoccupazione nella mostra della Catalogna

25%: Catalonia at Venice – Cantieri Navali (Castello 40). Una della mostre più coraggiose di questa Biennale. L’hanno realizzata l’artista visivo Francesc Torres e la cineasta Mercedes Álvarez, curata da Jordi Balló e promossa dall’Institut Ramon Llull come evento collaterale alla 55. Esposizione Internazionale d’Arte


Il ministro catalano della Cultura, Ferran Gannet, ha detto a proposito della mostra : “Un paese con oltre il 25% di disoccupazione è un paese con un buco nero, e buchi neri sono realtà fraintese e possono arrivare a inghiottire l’intero cosmo. Quindi sappiamo che cosa siamo di fronte a una realtà estremamente complessa […] Il fenomeno qui descritto non è strettamente catalano o spagnolo, ma riguarda molto la struttura dei modelli sociali e di sviluppo a livello globale“.

Svelato il titolo, il 25 per cento è il tasso di disoccupazione attualmente raggiunto in Catalogna, la regione spagnola che solo fino a qualche anno fa era al centro del “miracolo” iberico. Un problema che si può analizzare da molti punti di vista molti punti di vista: Torres e Alvarez lo guardano dal punto di vista culturale. E, come spiega il curatore del progetto, Jordi Balló: “La mostra è fedele all’idea originale, non possiamo prendere l’inaccettabile per accettabile. E se è vero che la popolazione disoccupata è inattiva, non si può fare riferimento a questa popolazione come una cifra statistica senza volto o storie particolari. Si presume inoltre che la crisi sistemica e il mondo dell’arte contemporanea non abbiano alcun rapporto. Questa mostra esplora i paradossi di questi mondi così diversi “.

I due artisti hanno dunque dato volto e storie a una parte di quel 25%, ne hanno sondato vita, emozioni, quotidiano. Francesc Torres ha vissuto con otto disoccupati per due settimane, ne ha documentato la vita e realizzato un ritratto di grandi dimensioni di ognuno: Gessamí Sánchez Ollé, 33 anni, biochimica, membro della Federació de Joves Investigadors Precaris; Noèlia Asensi, 32 anni, architetto, autrice di progetti sull’arte effimera; Aura Jobita Gonzáles, ecuadoregna, 45 anni, collaboratrice domestica e operaia di fabbrica; Pedro González, 48 anni, operaio metallurgico; Cyntia Terrade, 22 anni, senza esperienze lavorative; Mamadou Kheraba Drame, senegalese, 43 anni, da 15 anni a Barcellona e impegnato nel campo del riciclo; Alejandro Roldán, 60 anni, membro della Plataforma d’Afectats per la Hipoteca di L’Hospitalet; Joan Andreu Parra, 42 anni, prima cassiere in diverse filiali di banca, ora alla ricerca di un lavoro etico.

A ciascun partecipante è stato chiesto di portare un oggetto dal contenuto emozionale che ha nella propria casa (un dipinto, una statuetta, una riproduzione…). I personaggi hanno poi visitato singolarmente il MACBA (Museo d’arte contemporanea di Barcellona), dove hanno scelto un’opera della collezione permanente del museo e spiegato il motivo del loro interesse. Filmata dalla cineasta, questa incursione al museo è parte dell’installazione, insieme alle fotografie di Torres e alle due opere scelte da ciascun partecipante, una fra gli oggetti di proprietà e l’altra nella collezione del MACBA.

Per il fotografo Francesc Torres, l’installazione è finita per diventare un lavoro di gruppo, un’opera realmente corale: “Ci siamo avvicinati a questa complessa e delicata realtà da una profonda onestà e con una grandissima complicità fra tutti i partecipanti – ha detto –  le otto persone che abbiamo documentato attraverso fotografie e video sono diventate autori del progetto dal primo momento, con una grandissima prossimità e implicazione. Cosí, 25% è una opera di gruppo”. (a.d)

 

 





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