Bagliori dorati. Il Gotico internazionale a Firenze 1375-1440: la mostra

Bagliori dorati. Il Gotico internazionale a Firenze 1375-1440: la mostra

Fino al 4 novembre le sale del piano nobile della Galleria degli Uffizi ospiteranno nel 2012 un’importante esposizione che vuole ricostruire il panorama dell’arte fiorentina nel periodo mirabile e cruciale che approssimativamente va dal 1375 al 1440.


Per restituire il clima colto e prezioso di quella lunga stagione, verranno esposti accanto a dipinti celebrati da secoli altri pregevolissimi ma finora poco conosciuti al grande pubblico, così come sculture lignee e marmoree, codici miniati, lavori d’arte sacra e profana: creazioni tutte di sommo pregio e di assoluta rilevanza storica, provenienti da prestigiose istituzioni museali pubbliche, nonché da collezioni private italiane e straniere.

Secondando la cronologia, il percorso di questa imponente mostra prenderà le mosse dalle opere degli interpreti massimi dell’ultima fase della tradizione trecentesca. E si ammireranno opere di Agnolo Gaddi, Spinello Aretino, Antonio Veneziano, Gherardo Starnina e Lorenzo Monaco. Artista, quest’ultimo, che dopo la morte dello Starnina rimane il maggior pittore fiorentino a proporre del gotico estremo una variante personalissima, estranea perfino al naturalismo raffinato di Gentile da Fabriano; testimone lirico di quegli anni, lui pure presente in mostra con tavole famose per la loro bellezza struggente.

 

 

Si vedranno i lavori di artefici operosi a Firenze fra Trecento e Quattrocento, animati da una disposizione culturale volta all’osservanza della recente tradizione artistica tardo trecentesca e nel contempo però interessata agli assunti del nuovo pensiero umanistico con i fervidi recuperi dell’antico, che esso suggeriva. Opere che staranno lì a rappresentare, al più alto livello, pittori meritevoli di una più diffusa conoscenza: Lippo d’Andrea, Mariotto di Cristofano, Giovanni Toscani, Ventura di Moro, Francesco d’Antonio e Arcangelo di Cola.

Insieme, però, si sperimenteranno le virtù poetiche di Lorenzo Ghiberti, personalità fra le più eminenti del tardogotico fiorentino, nel cui cantiere per la prima porta del Battistero, durante la fase iniziale della sua attività, s’erano formati quasi tutti gli artisti di spicco operosi a Firenze. E lì accanto sarà dato osservare la maniera soave del Beato Angelico, artista emblematico – insieme a Michelozzo – di una linea espressiva che aspirava a coniugare l’eredità del linguaggio artistico del recente passato con quanto d’inedito stava maturando in città con Brunelleschi e Masaccio. Linea che aveva il conforto di alcuni grandi umanisti, che orbitavano intorno a Cosimo il Vecchio de’ Medici.
Infine – a chiudere, davvero in un bagliore, il tragitto – si troverà uno dei testi più insigni del primo Quattrocento, restituito a una insospettata leggibilità: la Battaglia di San Romano di Paolo Uccello, volo fantastico, capace di sintetizzare i sogni di un’epoca irripetibile.





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