Arte. La più grande bufala d’Europa

Arte. La più grande bufala d’Europa

Una storia degna di un romanzo o meglio ancora di una “truffa story” cinematografica. Al centro della vicenda un falsario…


Una storia degna di un romanzo o meglio ancora di una “truffa story” cinematografica. Al centro della vicenda un falsario settantenne dall’aria vagamente hippie, un tedesco dal cognome italiano: Wolfgang Beltracchi,  ed i suoi quattro complici, tra cui la moglie Hélène e la cognata Jeanette. La giustizia tedesca li ha condannati tutti, con pene diverse (a Beltracchi la pena massima, 6 anni), con l’accusa di aver estorto svariati milioni di euro agli ignari acquirenti di almeno 14 opere d’arte moderna. Tutte false, ovviamente, ma di grandi nomi: Max Ernst, Max Pechstein, Heinrich Campendonk, André Derain, Fernand Leger, Kees van Dongen.

 

Saranno solo 14 i dipinti messi in circolazione? E’ questa la cifra ammessa dagli stessi falsari, ma l’associazione delle gallerie d’arte tedesche (BVDG) sostiene – con preoccupazione –  ben altri dati. Ci si aspettava infatti che il processo durasse diverse settimane, l’accusa aveva centinaia di testimoni da far deporre, ma stando a quanto affermano i galleristi, tutto è stato annacquato “al fine di ottenere un processo rapido”.

I mercanti d’arte riferiscono infatti d’avere certezza dell’esistenza di almeno altre 40 opere, mentre alcune stime suggeriscono che la banda abbia venduto ben 200 falsi in tutto il mondo. Se così fosse, avrebbe incassato centinaia o addirittura migliaia di milioni di euro. Il solo sospetto getta un’ombra sul miliardario mercato dell’arte moderna.

Per vendere i suoi quadri, Beltracchi aveva messo assieme una bella sceneggiatura. La favola voleva che il nonno della moglie Hélène e della cognata Jeannette, Werner Jager, fosse stato amico di Alfred Flechtheim, miliardario ebreo di Dusseldorf e celebre gallerista e attraverso lui avesse messo insieme una bella collezione. In realtà Werner Jagers non è mai stato un ricco esperto d’arte, né ha mai conosciuto Flechtheim.

Era un uomo della classe media, nonché membro del partito nazista, e sì, l’arte la praticava ma per hobby, dipingendo nature morte e paesaggi, con un gusto ben lontano da quello che allora era la punta di diamante dell’arte mondiale. Difficilmente il mediocre nazista avrebbe potuto mantenere un’amicizia con il famoso ebreo, né avrebbe potuto pagare i lavori.

Wolfgang Beltracchi, nato Fischer, dal suo canto, ha alle spalle una storia di artista mancato. Appassionato di moto e di pittura, anarcoide, hippie, playboy era di quelli che i tedeschi definiscono “artista della vita”.  A 39 anni aveva acquistato una fattoria nella Renania per fondarvi  una colonia di artisti. E quando sposò Hélène, nel 1993, prese il suo cognome abbandonando il prosaico Fischer.

Messo in difficoltà dai debiti, nel suo curriculum troviamo anche la tentata vendita alla galleria Lempertz di Colonia di due Purrmann respinti perché gli esperti ne avevano messo in dubbio l’autenticità.

Poi la “brillante” idea. Pochi mesi dopo affida a Christie’s, ovvero alla più grande casa d’aste del mondo, una “Ragazza con cigno” di Campendonk. Incasso: circa 80mila euro. La via alla bufala era aperta.

Beltracchi durante il processo ha riscosso numerose simpatie anche perché ha contribuito a mettere in risalto l’assurdità del mercato dell’arte, nel quale dipinti di artisti famosi sono quasi sempre scambiati per puro investimento speculativo. Non è il valore estetico di un’opera che ne determina il valore milionario, ma il fatto di essere stata realizzata da questo o da quell’artista alla moda.  Beltracchi ha anche dimostrato come gli esperti e i mercanti d’arte, guidati talvolta da cupidigia e vanità possono autenticare dei tarocchi senza esitazione.

Cosa che gli ha procurato numerosi fan soprattutto dalla stampa, tanto più che le sue vittime non erano poveri pensionati, ma avidi mercanti d’arte e super-ricchi collezionisti. Ma chiunque creda che da oggi in poi le case d’asta e i galleristi prestino maggiore attenzione agli “oggetti” di scambio probabilmente sbaglia. Lo spettacolo deve andare avanti, i prezzi sono in aumento e nessuno ha una memoria più corta degli speculatori d’arte.

Immagine: un articolo del der Spiegel on line, con l’immagine di Beltracchi (a sinistra) ed il suo avvocato.

 





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