Arte e guerra: l’Apollo di Gaza, confuso coi Puffi

Arte e guerra: l’Apollo di Gaza, confuso coi Puffi

Una storia lunga 5millenni, s’è sedimentata a Gaza, un crocevia di genti e idee che ha visto passare egiziani, greci, romani, bizantini, crociati. Ora però, la Striscia è un centro di memoria sopraffatta dalla politica, dalla guerra e dalla povertà, dove anche la scoperta eccezionale di una statua bronzea di 2500 anni diventa fonte di problemi


Come tante volte è accaduto nelle acque del Mediterraneo, a fare l’eccezionale ritrovamento è stato un pescatore. Era lo scorso mese di agosto quando Jouda Ghurab, 26 anni, padre di due figli, in mare per cercare sarde e calamari fa la scoperta. Almeno, così dice.  Dalle acque che lambiscono Gaza ecco emergere una statua del dio Apollo alta quasi due metri e pesante 500 chili, è di bronzo ed è datata tra il V e il I secolo aC , è eccezionale perché non ci sono precedenti di di un bronzo greco in Medio Oriente. Il suo valore è inestimabile. Il reperto è rimasto nascosto sotto un lenzuolo decorato coi disegnini dei Puffi, mutilato di alcune dita e messo in vendita su eBay per 365mila euro. Infine è stato confiscato dal governo di Hamas, che non esclude un restauro e la possibilità di una mostra, purchè le parti intime del dio vengano opportunamente coperte, così come prescritto dalla morale islamica.

Schermata 2014-02-19 a 17.08.09

Schermata 2014-02-19 a 17.08.25Come anticipato tutto ha inizio ad agosto, quando il pescatore a un centinaio di metri dalla riva intravede quello che gli sembra un corpo bruciato. Si avvicina sulle rocce e fa la scoperta, si segna il luogo esatto, cerca l’aiuto di alcuni amici e cinque ore dopo la statua è portata in secco, nel maldestro tentativo di sottrarla alle acque rompono anche un dito. Gli amici la caricano su un carretto e la portano nella casa del giovane, a Deir al Balah, qui la famiglia si consulta con un parente gioielliere, che, a sua volta, parla con alcuni membri delle brigate Al Aqsa Martyrs, braccio armato di Hamas. Una notte caricato l’Apollo sull’ennesimo carretto trainato da un asino, i militanti nascondono la statua a Beit Lahia, a nord di Gaza. Ma i parenti di Ghurab non si fermano, contattano un collezionista, Jawdat Khoudary, proprietario di un hotel, gli mostrano un video, l’uomo ne comprende subito l’importanza, sa che l’Apollo è in serio pericolo e che occorre un restauro immediato che ne blocchi la corrosione, contatta le autorità ma la statua viene egualmente posta in vendita su eBay. Follia nella follia, chi può andare a ritirarla a Gaza? Il territorio è chiuso, per entrare e uscirne c’è bisogno di un’autorizzazione e una statua di 1 metro e 80 certo non passerebbe inosservata. Ma tutto è possibile.

Prima che accada il peggio arriva l’intervento delle autorità che sequestrano l’opera. Mohamed Khillah, sottosegretario del Turismo e delle Antichità, conferma che è in corso un’inchiesta poiché esistono forti dubbi sul suo ritrovamento in mare, e sono molti a ritenere più probabile uno scavo clandestino. Intanto la notizia fa il giro del mondo, fonti giornalistiche parlano di un ignoto museo americano e del Louvre che sarebbero interessati ad un restauro, ma Hamas è considerata sia da Europa sia da Stati Uniti un’organizzazione terroristica e dunque rapporti ufficiali da parte di pubbliche istituzioni sono decisamente difficili: “Stiamo mantenendo la porta aperta alla cooperazione con qualsiasi governo“, ha detto il sottosegretario. E sarebbe un buon segno.  (g.m)





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