Arte contro: Santiago Sierra, la retrospettiva più completa

Arte contro: Santiago Sierra, la retrospettiva più completa

Dal 7 settembre 2013 fino al 12 gennaio 2014, il Deichtorhallen di Amburgo presenta la più grande retrospettiva dell’artista spagnolo Santiago Sierra (nato a Madrid nel 1966). La mostra, curata da Dirk Luckow ed allestita alla Sammlung Falckenberg comprende più di 70 opere


Sierra è rinomato a livello internazionale per le sue performance provocatorie. E’ difficile immaginare un altro artista europeo le cui azioni siano oggetto di tante polemiche, la cui opera abbia suscitato tali proteste. Sarà perché oggetto del suo lavoro è la violenza strutturale “imposta dal sistema politico ed economico”, violenza che si fa di tutto per ignorare e che Sierra ci rimanda indietro come un boccone mal digerito. Per l’opera “250 cm linea tatuata su 6 persone pagate“, sei giovani cubani in piedi uno accanto si sono ritrovati con una linea continua tatuata sul dorso per il corrispettivo di 30 dollari; nel 2003 ha murato l’ingresso del Padiglione spagnolo alla Biennale di Venezia lasciandovi solo una piccola apertura, e ammettendo all’ingresso solo i titolari di passaporti spagnoli; in un’azione molto controversa in Germania, ha diretto dei gas di scarico in una sinagoga di Stommeln trasformandola   in una camera della morte; in cambio di piccole somme di denaro ha chiuso persone in scatole di cartone per ore e ore chiedendo di sostenere un muro o di masturbarsi in pubblico.
Così Sierra si confronta con i visitatori, così delinea una realtà in cui imperano lo sfruttamento economico, i salari bassi, l’auto-prostituzione, la cancellazione della memoria: “I miei campioni di lavoro sono vite distrutte dal capitalismo. – afferma – E per me, il capitalismo è un’arma economica che include una scelta di sadismo“. L’arte di Sierra rappresenta non solo un attacco all’ingiusta distribuzione della ricchezza e alle condizioni di lavoro disumane, ma anche e soprattutto diventa critica all’immagine positiva del lavoro che è dominante in questa società. E lui dice, semplicemente, di riprendere la realtà: dichiarazione questa in contrasto con l’astrazione minimalista e quella “sottrazione” che rappresentano le caratteristiche formali di molte delle sue opere. Allo stesso tempo, con questa affermazione l’artista spagnolo professa che la “forma oggettiva” è l’obiettivo principale del minimalismo.

Sculture, fotografie, opere filmiche, installazioni, oggetti e una stanza di “memorabilia” nella mostra che fornisce ai visitatori la più esaustiva carrellata sull’opera di questo artista  diviso tra minimalismo e concept art ma caratterizzato da enunciazioni chiarissime, nello stile di un regista. Fotografie in bianco e nero di grande formato documentano le sue performance pubbliche associando Sierra con artisti come Joseph Beuys, Richard Serra e Franz Erhard Walther. E non è casuale che sia la città di Amburgo a dedicare a Sierra la maggiore retrospettiva della sua carriera, qui ha infatti frequentato l’Accademia di Belle Arti all’inizio degli anni 1990. E’ nel fascino di questa città del Nord che ha piantato le sue radici artistiche tant’è che forse esagerando un po’ dice Dirk Luckow, direttore del Deichtorhallen: “Per Sierra, il porto di Amburgo rappresenta ciò che la Cappella Sistina è per altri artisti”.
Dopo lo spettacolare contributo alla Biennale di Venezia nel 2003, la reputazione di Sierra è cresciuta enormemente. E infatti come uno degli artisti più famosi della Spagna, nel 2010 è stato nominato per il premio nazionale spagnolo delle belle arti, il Premio Nacional de Artes Plasticas de Espana, che viene dotato di un assegno di 30.000 euro. Ma Sierra ha rifiutato dichiarando che non voleva essere sfruttato dallo Stato. www.sammlung-falckenberg.dewww.deichtorhallen.de (a.d)





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