Archeologia, tesori spuntati nell’orto

Archeologia, tesori spuntati nell’orto

Nei giorni scorsi, in quel di Massa Carrara, un contadino, come d’abitudine, stava arando il suo campo, quando d’improvviso è…


Nei giorni scorsi, in quel di Massa Carrara, un contadino, come d’abitudine, stava arando il suo campo, quando d’improvviso è inciampato in una pietra molto particolare.

Potrebbe sembrare l’inizio di una favoletta, soltanto che la pietra in questione era il frammento di una stele di quasi tremila anni fa, una testa di pietra con un sorriso appena abbozzato, con il cosiddetto “cappello da carabiniere”, nella maniera in cui vengono catalogate le stele del gruppo B, con la testa staccata dal tronco e la caratteristica forma a mezzaluna. Per gli studiosi, una preziosa testimonianza dei culti diffusi tra i popoli che abitavano questa zona dell’Appennino.

La scoperta, sensazionale seppur casuale, è avvenuta in località Catagneto, a Monti di Licciana, ad opera, come detto, di un contadino, maggiormente preoccupato, più che dall’aver rinvenuto un importantissimo reperto archeologico, di cui era totalmente ignaro, di aver danneggiato il suo aratro. È stato invece l’intervento di un vigile, che già in passato si era imbattuto in situazioni analoghe, a permettere l’esatta identificazione del frammento portato alla luce.

La testa è sbucata dalla terra, da una profondità di almeno mezzo metro. Esiste pertanto la possibilità che venga identificato un giacimento archeologico, come quello di Groppoli, sempre in provincia di Massa Carrara, dove dal 2000 al 2005 sono state dissepolte ben 8 stele di cui 4 integre, 3 senza testa e un frammento di testa.

Grande emozione e soddisfazione è stata espressa dal professor Germano Cavalli, presidente dell’associazione culturale “Manfredo Giuliani”, protagonista dagli anni ‘70 di ben 11 rinvenimenti e riconoscimenti di reperti analoghi: «Il sito di Monti è di particolare interesse perché già 17 anni fa a poche centinaia di metri era stata ritrovata un’altra stele testa femminile. La differenza rispetto a questa è che era stata rinvenuta in un ammasso di sassi e non si sapeva quale fosse la loro provenienza. Questo reperto è una testa che presenta i caratteri femminili, le due coppelle laterali potrebbero essere orecchini. Qui però è stato identificato con certezza il sito archeologico e la Soprintendenza potrebbe, di conseguenza, valutare l’opportunità di effettuare uno scavo sistematico per trovare altri reperti. La testa, per quanto grattata dall’aratro, nella parte posteriore presenta ben visibili i segni del volto con gli occhi e le coppelle laterali. Sono particolarmente felice, visto che era da parecchio tempo (7 anni) che attendevamo una nuova scoperta. Il ritrovamento ha un significato importante per tutte le associazioni culturali della Lunigiana e riporta anche la centralità dell’attenzione il Museo delle stele del Piagnaro di Pontremoli, custode di eccezionali documenti della storia locale e non solo» (Matteo Trucco)





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