Antonio Pascuzzo racconta Pascouche, il racconto musicale di uno spirito nomade

Antonio Pascuzzo racconta Pascouche, il racconto musicale di uno spirito nomade

Intervistato per Daring to do Antonio Pascuzzo ha rivelato alcuni dettagli nascosti dietro le note di Pascouche e qualche approfondimento sui messaggi dei testi delle sue canzoni


Pascouche è il primo album da solista di Antonio Pascuzzo, l’avvocato chansonnier calabrese che ha lasciato i tribunali per dedicarsi alla musica.

“Agli interessi diffusi, preferisco le luci soffuse di questo pianobar

Alla dottrina oscillante preferisco un bel cocktail potente.”

Ci sono voluti ben 4 anni per dare vita a questo progetto nato dall’incontro musicale con diversi artisti. Il titolo “Pascouche” deriva dalla crasi tra “manouche” ed il cognome dell’artista e da subito le influenze gipsy jazz risultano evidenti. L’album è uscito a metà maggio ed è composto da 14 tracce.

Tra le diverse collaborazioni illustri, troviamo il chitarrista fuoriclasse Angelo Debarre, considerato l’erede di Django Reinhart. Insieme al maestro Pericle Odierna con cui ha collaborato anche ai tempi dei Rossoantico, ha sperimentato la fusione di due generi: quello cantautoriale di Pascuzzo e quello tradizionale delle bande italiane. Un mix interessante tra la musica d’autore che racconta la vita, l’amore, i drammi, la protesta della società e la musica delle bande che con il suo valore evocativo crea un’ambientazione potente ai temi della musica dell’autore.

Tanti ospiti straordinari hanno condiviso con Pascuzzo il percorso che ha portato alla realizzazione di questo album come: i Solis String Quartet, Francesco Forni e Ilaria Graziano, i Sinfonico Honolulu, i Rossoantico, Giorgio Secco e Adriana Ester Gallo, Marco Rinalduzzi e il cantautore Francesco Forni che ha prodotto e arrangiato alcuni brani ed altri musicisti.

Angelo Debarre ospite di Antonio Pascuzzo

Il tema dell’album è il viaggio e l’incontro di vecchi e nuovi compagni da cui Pascuzzo assorbe nuovi ritmi e influenze: il fado, il calypso, la musica cubana, i suoni balcani, lo swing, il blues, il rock, la musica da camera, il manouche. In effetti l’album è proprio il risultato di tanti viaggi (non solo virtuali) e di tanti incontri musicali. Come ha assicurato Pascuzzo, queste 14 tracce non raccontano tutto e rimane nell’aria il pensiero che questo progetto possa avere un seguito.

Il valore artistico e culturale di Pascouche è stato riconosciuto anche dall’etichetta Parco della Musica Record – riservata ai grandi maestri del Jazz – che ha accolto questo album nel proprio prestigioso catalogo.

Un commento ai 14 i brani che compongono “Pascouche”

Alta felicità”: l’album è aperto da un assolo energico del grande Angelo Debarre e a dare un po’ di colore oltre alla voce di Pascuzzo, ci sono i cori di Ilaria Graziano e Francesco Forni. Il testo ispirato alle proteste NO TAV mette in antitesi il concetto di velocità e felicità – “…a cosa serve un treno supersonico? Ci porta in fretta via dalla felicità.” Il testo assume i toni di denuncia degli abusi all’ambiente e alla finalità dalla dubbia riuscita, nonostante i danni causati alla natura, salute e paesaggio.

“Fado del partigiano”: una canzone dedicata alla carta costituzionale, ai suoi valori e ai suoi padri. Un brano dalle note dolci e tristi, un fado appunto. Il ritmo è incalzante e accompagna immagini struggenti delle mille offese ad una “Carta fatta a brandelli”. Le corde di questo fado sono del fadista Marco Poeta. Questo brano lascia nell’aria un invito latente a difendere l’integrità della Costituzione Italiana contro i suoi sedicenti “riformatori” e profanatori.

Un bacio”: è nata dall’immagine del bacio di protesta di 2 atlete russe contro le leggi omofobe di Putin; un ben ritmato Calypso di 13 ukulele dei Sinfonico Honolulu.

“Meglio Solis”: parla della solitudine per colpa. L’ambientazione “cameristica” e il ritmo di un’incalzante taranta dei i Solis String Quartet, ospiti e arrangiatori di questa traccia.
“Quando arrivi in fondo e davanti hai solo un muro, piangi perché non hai preso il volo.
E ti frughi addosso non hai sogni nel futuro, che chi morde e fugge alla fine resta solo.”

“Lulù”: tratta la violenza sulle donne; l’abuso della sua natura labile e del contrasto tra il simbolo di forza e bellezza e l’identità debole e violenta degli uomini che la maltrattano; l’accompagnamento delle corde degli archi e chitarre (Adriana Ester Gallo agli archi, Giorgio Secco alla chitarra e Marco Poeta alla chitarra portoghese) ricreano l’atmosfera che si vive assistendo a un teatro di burattini.

“Il fucile e la matita”: un brano che invita a disegnare, recitare e cantare quando non si può tacere.

“L’età dell’innocenza”: diversi modi di essere giovani e di essere criminali per convenienza

“La rabbia”: quando l’autolesionismo sconfina e si proietta con violenza sugli altri.

“Le berte”: uccelli stanziali nel canale di Lampedusa – Sicilia. Tutti i pescatori e i turisti la notte vanno in spiaggia per ascoltare il canto delle berte. Il brano racconta i viaggi della speranza dall’esito incerto, inspirata all’immagine di una coppia annegata e trovata ancora abbracciata nell’abisso, mentre intorno cantano imperturbate le berte. E’ cantato a due voci con Francesco Forni.

“Rivoluzione”: un brano energico di musica Balkanika vivace arrangiato da Pericle Odierna ed eseguito con i “Rossoantico”, parla di quanto sia ingannevole l’apparenza, nulla è come sembra, neanche una rivoluzione.

“Calabrisella”: una canzone nel dialetto catanzarese dedicata a Fabiana Luzi, una ragazzina di 16 anni uccisa dal fidanzato di 22. Il brano è un’analisi spietata e appassionata che racconta un “machismo” che è intrinseco nei tratti linguistici di un dialetto che tramanda il proverbio: “Mala nuttata e figghia fimmina” per declamare la sfortuna di quando il risultato di tante fatiche è scarso e deludente: come quello di passare una brutta nottata o avere una figlia femmina.

“I musicisti della città di brama”: è un brano rockettaro arrangiato da Marco Rinalduzzi: il racconto delle lotte di chi vuol vivere di musica e si ritrova sempre più ridotto al rango dei giullari e mendicanti,  alla ricerca di spazi di visibilità e dove l’individualismo rende fragile, al contrario dei musicanti di Brema sfuggiti da Brema per vivere senza padrone che han trovato forza restando uniti.

“La forchetta e la puntina”: la traccia di 1 minuto e 25 secondi cerca di dare una possibile risposta al quesito: “la cultura fa mangiare?”

“Stella cadente”: un valzer in cui la chitarra di Debarre è ancora protagonista. Parla dei rapporti che mutano a secondo della percezione e delle brutte compagnie.

“Chi non ha sogni e non conta le stelle

Che pensa una stella non debba cantar

Chi lascia il cielo stellato di notte

Per fare giorno di nuovo in un bar.

 

Per ascoltare queste melodie dal vivo puoi trovare Antonio Pascuzzo venerdi 26 giugno a Roma, al Nuovo Cinema Palazzo accompagnato da Michele Ranieri e Carmine Ioanna.

venerdi 26 giugno suonerò a Roma, al Nuovo Cinema Palazzo accompagnato da Michele Ranieri e Carmine Ioanna, l'ingresso è a sottoscrizione libera

Posted by Antonio Pascuzzo on Martedì 23 giugno 2015

 

Ivone Ferreira





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