Antica città dei Maya riemerge dalla foresta

Antica città dei Maya riemerge dalla foresta

Una nuova grande scoperta archeologica nel cuore dello Yucatan


La scoperta sensazionale per eccellenza: un’antica città Maya sepolta nel cuore della foresta nello Yucatan riportata alla luce.

L’area archeologica, estesa per 22 ettari e situata nella provincia di Campeche, a non eccessiva distanza da Chichen Itzà, è stata individuata da una squadra di archeologi messicani ed internazionali, guidati da Ivan Šprajc, dell’Accademia delle scienze slovena.

Ad una prima analisi (la scoperta è stata “ufficializzata” ieri ma è avvenuta nelle scorse settimane), la città individuata risale a 1600 anni fa, in un periodo compreso tra il 600 e il 900 d.C.  A conferma di questa datazione, ci sono le dimensioni estese del sito, la quantità e la tipologia dei monumenti rinvenuti.

La città, denominata Chactun, ovvero “pietra rossa”, è composta da tre complessi monumentali, e, sempre secondo le prime ipotesi, doveva essere la sede di un governo locale. Popolata da circa 30-40 mila persone, annoverava ben 15 piramidi, una delle quali era alta 25 metri, piazze, cortili e grandi sculture-stele in pietra che riproducevano volti umani.
Dati che inducono a ritenere che Chactun visse il suo periodo di massimo splendore durante la tarda età dei Maya, per collassare all’incirca mille anni fa.
Gli archeologi sono convinti che si tratti di un’autentica “capitale”, come testimonierebbero molti spazi delimitati per i giochi con la palla.

Tra le ipotetiche cause dell’abbandono della città, ci sarebbero un’eccessiva crescita demografica, cambiamenti climatici, ribellioni o guerre.
La speranza degli studiosi è che questa scoperta possa fare luce sulle relazioni che intercorrevano tra le diverse regioni dell’impero Maya, che all’apice della sua potenza si estendeva ampiamente tra lo Yucatan, il Belize, il Guatemala e l’Honduras.

Il lavoro svolto dal team Šprajc è stato approvato dall’Istituto nazionale messicano di Antropologia e Storia, e ha ricevuto il sostegno finanziario della National Geographic Society e da un paio di compagnie europee.





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