Anish Kapoor, da Milano a Venezia l’omaggio al geniale artista indiano

Anish Kapoor, da Milano a Venezia l’omaggio al geniale artista indiano

Da Milano a Venezia un lungo omaggio ad Anish Kapoor. Dal 31 maggio tra la Rotonda di via Besana e…


Da Milano a Venezia un lungo omaggio ad Anish Kapoor. Dal 31 maggio tra la Rotonda di via Besana e la Fabbrica del Vapore la mostra milanese curata  da  Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni; a Venezia nella basilica di San Giorgio Maggiore, tra gli eventi collaterali alla 54ma Biennale d’arte, l’installazione Ascension. Progetto organizzato da Arte Continua e curato da Lorenzo Fiaschi, visitabile dal primo giugno.

 

Un grande artista, tra i più grandi di questi decenni, punto di congiunzione tra Oriente ed Occidente, essenziale e capace di restituire emozione “piena” al vuoto o di trasformare la percezione dello spazio, come quei giochi di riflessi nei quali è l’occhio stesso dello

Anish Kapoor - Non Object (Plane)

spettatore a trasformare l’opera. Opere che possono dare le vertigini, che creano realtà altre e imprevedibili ma anche tensioni spirituali. Tanti ne hanno tratto ispirazione, ma come Anish Kapoor c’è solo Anish Kapoor. Scrive di lui il critico Francesco Bonami: “Il suo successo è dovuto al fatto che ogni opera, in un sol colpo, si presenta come monumento, architettura, quadro monocromo ed attrazione da luna park. Di più non si può volere da un artista. Inoltre non c’è bisogno di capirlo, perché si spiega da solo: un buco è un buco e un colore è un colore. Davanti ai suoi buchi ci si perde come guardando dentro un pozzo o dentro il buio di una grotta. Ogni spettatore ritorna bambino, ognuno ritrova il ventre della grande madre primordiale. L’angoscia si trasforma in meraviglia”.

“(le mie opere) Cercano di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati”, spiega lo stesso Kapoor.

Un grosso volume in acciaio lungo 60 metri e alto 8, un ingresso che si apre a calice per far entrare i visitatori, la superficie esterna, circolare, appena poggia al suolo mentre man mano una montagna di terra rossa (160 metri cubi) la ricopre. Nel cortile della Cattedrale, nella rinnovata Fabbrica del Vapore, Kapoor realizza la sua installazione site specific. Punto di partenza di un percorso che, muovendosi a ritroso, approda alla Rotonda della Besana con l’allestimento delle retrospettiva che raccoglie lavori realizzati dall’artista indiano negli ultimi anni.

Ci sarà My Red Homeland, 2003, una monumentale installazione formata da cera rossa disposta in un immenso contenitore circolare. Un braccio metallico connesso ad un motore idraulico spinge e schiaccia la cera, in un lento e silenzioso atto infinito di creazione e distruzione. L’artista considera il colore rosso come “un mezzo di investigazione emozionale”. “Rosso é il colore del sangue, della passione e delle emozioni, rosso il colore della carne, convertita in questo lavoro in cera e vasellina, materiali organici ma duraturi”. Poi una serie di sculture in acciaio tra cui: C-Curve, 2007; Non Object (Pole), 2008; Non Object (Door), 2008; Non Object (Plane), 2010 ed altre che assicurano quegli effetti percettivi di grande impatto diventati, come i buchi, il colore rosso, le superfici a specchio e la terra un po’ il marchio di fabbrica dell’artista. Tra figure capovolte e  defomate, suoni distorti, percezioni trasformate, le opere di Kapoor si offrono come un’esperienza fisica ed un invito costante alla riconsiderazione del mondo, laddove nulla c’è di scontato.

 

E neppure il cibo – per molti – è un fatto scontato. Kapoor non lo dimentica, infatti ha deciso di supportare la Fondazione Banco Alimentare devolvendole parte del denaro raccolto con le sponsorizzazioni. Nelle due sedi espositive sarà inoltre organizzato un corner di raccolta cibo.

Anish Kapoor Ascension, 2003-2006 -Photo: Marcello Dantas Courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

Un tentativo diverso nell’installazione veneziana dove l’opera Ascension, realizzata per la prima volta nello spazio dell’ex cinema di San Gimignano nel 2003 e in seguito ospitata a Rio de Janeiro, Brasilia (2006),  San Paolo e Pechino (2007)  dialogando con gli spazi palladiani della basilica consacrata trova una nuova dimensione.

Ascension è un’installazione che materializza il paradosso della colonna di fumo: un vortice di fumo bianco si sprigiona da una base circolare posta in corrispondenza dell’incrocio fra transetto e navata della maestosa basilica seicentesca che per la prima volta è scenario per un intervento artistico contemporaneo. Realizzata in uno spazio consacrato, l’opera assume una forma nuova per inserirsi in un contesto eccezionale, nel quale pare trovare luogo privilegiato.

“Nel mio lavoro, ciò che è e ciò che sembra essere molto spesso si confondono.- dice Kapoor – In Ascensionad esempio, ciò che mi interessa è l’idea dell’immaterialità che diviene un oggetto, che è esattamente ciò che accade: il fumo diventa una colonna. In quest’opera è anche presente l’idea di Mosé che seguì una colonna di fumo, una colonna di luce, nel deserto…”.

L’allestimento proseguirà fino al 27 novembre.

 

Anish Kapoor - My Red Homeland
Anish Kapoor - My Red Homeland

 

Anish Kapoor - C Curve

 

Anish Kapoor - C Curve 2007

 

Anish Kapoor - C Curve 2008

 

Anish Kapoor - Non Object (Door) 2008

 

Anish-Kapoor - S Curve II 2006

 

Anish Kapoor - S  Curve 2006

 

Anish Kapoor Ascension, 2003 Courtesy: Galleria Continua, San Gimignano / Beijing / Le Moulin

 

 

 





COMMENTI

  • MAURIZIO - -

    una stronzata gigantesca, anche di più delle sue opere. qualcuno dovrebbe vergognarsi e restituire il costo dei bilietti. uno schifo

  • Gaetano Barbella - -

    Come si vede, scorrendo le varie opere di Anish Kapoor presentate in questo post, la specialità , direi quasi il cruccio, di questo artista sono gli specchi in varie foggie che ci propone.
    Ebbene, esattamente un anno fa veniva esposta a Brescia una sua scultura, un masso alto 1,65 mt, largo 1,50 mt e spesso 0.53 mt., in granito nero con due incavi sferici uno sopra l’altro lucidati a specchio.
    «Ciò che raffigura è la gente riflessa nel fuoco dei due specchi, è la città che si riflette nell’arte, rinnovando il connubio fra questi due elementi», spiegò allora Minini, il gallerista curatore della mostra. Il luogo scelto per la scultura non fu casuale, ma antistante al vecchio cinema Crociera che protegge la preziosa Crociera di San Luca, che fu l’ospedale più antico di Lombardia e che domani potrebbe diventare il tanto dibattuto Museo di Arte Contemporanea di Brescia, con un Urban Center.
    Ma non è stato così ed io speravo che questo si avverasse perché fui attratto in modo speciale da quella magnetica scultura, veramente singolare. Rifletteva i nostri tempi e Anish Kapoor più che l’artista si dimostrava un ingegnere ed era così che pensavo di lui. Ma la ragione era nota a me solo per aver intravisto nel blocco granitico una sorta di camera oscura per fotografare.
    Non solo, ma era una meravigliosa concezione per risalire alla tanto ricercata “quadratura del cerchio”, cruccio di artisti e antichi ricercatori. Il caso aveva predisposto un genio d’arte nato in India, Anish Kapoor, animato, chissà, da uno dei più grandi matematici mai esisistiti, Shirinavasa Ramanujan, vanto dell’India come lui, perché dimensionasse il masso di granito in modo da dar luogo a ciò che io ho poi scoperto, ma l’autore non se è reso conto. Egli ignora questa preziosità che vede il noto Pi greco, il rapporto del diametro con la rispettiva circonferenza, simile ad una certa spada nella roccia che occorreva estrarre perché la sua arte viva nel tempo a venire, come io ho fatto. Ecco il segno – secondo me – della vera fama di Anish Kapoor, giusta l’opinione sull’arte del famoso Pablo Picasso con la sua nota frase: «Secondo me non c’è né passato né futuro in arte. Se un’opera d’arte non può vivere per sempre nel presente, inutile soffermarsi».
    Per chi ne volesse sapere di più, rimando ad un mio saggio che fu pubblicato sul web da più blog e siti durante l’esposizione bresciana della scultura in questione. Il titolo è Anish Kapoor a Brescia – Pi greco in una scultura. Vedasi http://lanostramatematica.splinder.com/post/22912910/anish-kapoor-pi-greco-in-una-scultura#comment
    Gaetano Barbella

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