Amama: la realtà rurale basca in un toccante e poetico quadro familiare

Amama: la realtà rurale basca in un toccante e poetico quadro familiare

Dopo la menzione speciale ottenuta a San Sebastian è sbarcato a Roma Anama di Asier Altuna, dove ha concorso per il premio di miglior film assegnato dal pubblico


Tra i film più sorprendenti della Festa del Cinema di Roma vi segnaliamo il film spagnolo Amama (nonna in basco) alla Festa del Cinema di Roma, proiettato più volte alla presenza del regista e della produttrice Marian Fernandez.

Amama si è già aggiudicato il Premio Irizar del Cinema Basco e la Menzione speciale del Premio Signis all’ultima edizione del Festival di San Sebastian e a Roma ha concorso per il Premio come miglior film che quest’anno è stato assegnato dal pubblico.

Scritto e diretto da Asier Altuna – che nel 2011 ha firmato la sua prima regia con Bertsolari – Amama delinea un ritratto intimista di un difficile quadro famigliare, approfondendo le psicologie di un padre (Tomas) e sua figlia (Amaia), che prende non solo la forma di un scontro generazionale ma anche di un duro rapporto tra realtà rurale e modernità.

Interpretati da Kandido Uranga e Iraia Elias, i due sono protagonisti di una relazione in continua tensione a causa del modo opposto di concepire la vita. Tomas è testardamente ancorato alle proprie radici e non riesce a comprendere le ragioni di sua figlia, appassionata di arte e fotografia.

Amaia, dal canto suo, è combattuta fra le sue radici che la legano alla dimensione rurale e la ricerca artistica che muove la sua esistenza, ispirata dalla nonna che, pur essendo ormai silenziosa, porta sul suo volto i segni di una vita difficile e sempre a stretto contatto con la natura.

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Mentre il padre ritiene che la Spagna sia un paese ancora fortemente rurale, Amaia si sente intrappolata da un destino che non ha scelto, prigioniera di una realtà che non sente totalmente sua e che per questo la costringe a fuggire.

Priva di sensazionalisti, Altuna mette in scena un film di grande rigore formale, dallo stile quasi documentaristico che, con rispetto e candore, rappresenta un mondo che sta scomparendo alla nostra vista prima ancora di riuscire ad accorgercene, attraverso un toccante quadro famigliare.

In questo complicato scontro generazionale, che diviene metafora di una diffusa condizione sociale che coinvolge gran parte delle località spagnole e che richiama il verismo di Giovanni Verga, un ruolo cruciale è giocato dalla nonna Amama, che rimane in disparte ad osservare le dinamiche della sua famiglia.

Subito dopo la premiere al Festival di San Sebastian, il film è stato lodato dalla critica internazionale. L’Hollywood Reporter lo ha definito “doloroso e melanconico, ma anche visivamente sontuoso e a tratti poetico”.

Il cinema spagnolo dimostra ancora il suo eccellente stato di salute dopo il grande successo di film come “La vita è facile ad occhi chiusi” con Javier Camara (Parla con lei), recentemente distribuito in Italia da Exit Med!a.

di Rosa Maiuccaro





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