Aldo Fallai: da Giorgio Armani al Rinascimento

Aldo Fallai: da Giorgio Armani al Rinascimento

Aldo Fallai: da Giorgio Armani al Rinascimento. Fotografie 1975 – 2013 Firenze, Villa Bardini – Museo Stefano Bardini, fino al 16 marzo 2014. Una mostra curata dagli storici dell’arte Martina Corgnati e Carlo Sisi, già direttore della Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti, con Luigi Salvioli, AD di Oltre la moda


Il boom del Made in Italy, con l’esigenza di stilisti e art director di un’immagine originale italiana, è di là da venire quando, negli anni Settanta, Fallai inizia a collaborare con Giorgio Armani. Diplomato all’Istituto d’Arte di Firenze, ha 30 anni e fa il grafico, ma in occasione di un servizio che Vogue dedica allo stilista si scopre fotografo. Accade quasi per gioco, eppure il successo è così esplosivo da spalancargli il mondo della moda.

Gli esordi dell’epopea del Made in Italy sono legati ad alcuni giovani stilisti, geniali e coraggiosi. Armani, Versace, Coveri, Ferrè, Krizia, Valentino sfuggono alle leggi elitarie e asfittiche della haute couture e ribaltano l’antico predominio francese imponendo uno stile inedito, moderno, legato però alla grande tradizione d’arte e di gusto del paese. Il tailleur sobrio e maschile che, d’improvviso, rappresenta la donna Armani, ma anche il suo classicismo e il suo stile elegante si impongono al mondo intero come segno tipicamente italiano.

Fallai racconta tutto questo come nessun altro nelle sue immagini in bianco e nero.  Donne bellissime e padrone di sé, dallo sguardo deciso e netto, tacco basso, pantalone morbido in seta, guanti di velluto. L’artista usa modelle e attrici, anche le più ammirate e celebri, con naturalezza. Trasforma l’abito in immagine, la moda in storia del gusto. Le sue foto descrivono l’essenza di un’epoca e il trionfo delle case di moda italiane.

 

LA MOSTRA

E’ la prima volta che a questo straordinario fotografo, nato a Firenze e qui residente, viene dedicato un approfondimento monografico che ne riassume il percorso creativo in circa 180 fotografie spettacolari. Immagini in colori Armani (bianco, grigio, sabbia), non poche di dimensioni extra large, tutte ristampate sotto la supervisione dell’autore.

Due, appunto, gli allestimenti della mostra: a Villa Bardini (Costa San Giorgio 2) le foto di moda, le campagne pubblicitarie, le situazioni incarnate da modelle e modelli ma anche da persone comuni, ovvero una sintesi della quasi trentennale simbiosi creativa con Giorgio Armani; quindi il percorso prosegue al Museo Stefano Bardini (via de’ Renai 37) con la sezione Rinascimento curata dalla direttrice Antonella Nesi.

 

Aldo Fallai ha ricostruito un mondo che va oltre l’abito per ritrarre un’intera società e una generazione, con i suoi sentimenti, umori, luoghi e stagioni. Un mondo di persone prima che di “prodotti”: le fotografie infatti lasciano intuire un ricco lavoro di relazione e di complicità fra l’artista e la modella e ancora di più il modello, l’uomo della moda anni Ottanta che Aldo Fallai ha raccontato come nessun altro fotografo italiano di quel momento.

La curiosità di Fallai, il suo gusto esigente, l’amore per la bellezza e anche per l’esasperazione della forma, fino al grottesco, l’hanno portato a esplorare fra le pieghe del linguaggio alla ricerca di effetti diversi, una campagna dopo l’altra: ecco che talvolta prevalgono per esempio le atmosfere flou, per raccontare una femminilità giovane e nostalgica d’Ottocento, mentre altre volte, più spesso, le luci forti e dirette unite al rigore del bianco e nero sempre prediletto da Fallai definiscono uno stile duro, scultoreo, che sembra ispirarsi a certi tagli del cinema d’avanguardia o all’eroismo di una Leni Riefenstahl.

Ci sono poi i nudi, i personaggi, le statue e le opere d’arte rivisitate in audaci d’après, oltre all’inesauribile studio alla ricerca della forma emozionata dalla sollecita, amorosa presenza dello sguardo che la cattura o la raccoglie al momento giusto. In particolare negli ultimi dieci anni, dipinti celeberrimi come la Deposizione del Pontormo a Santa Felicita diventano pretesti per una rivisitazione in chiave ironica e talora addirittura grottesca, che, puntando improvvisamente su un colore forte e carico, ne ricavano effetti di intensità assolutamente drammatica che hanno fatto scuola.

 

(r.v)





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